CENTRALISMO DEMOCRATICO & LIBERTÀ

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Non si placa, anche a livello locale, la bufera all’interno di Rifondazione comunista, dopo le clamorose prese di posizione che si sono verificate in Senato in occasione del voto sulla politica estera del governo.
Una nota, dai toni durissimi, della segretaria genovese del partito di Fausto Bertinotti sconfessa il capogruppo in Provincia, Aurelio Macciò, esponente dell’ala radicale, e ne chiede le «immediate dimissioni dall’incarico, a seguito delle sue inqualificabili dichiarazioni» di solidarietà al senatore Franco Turigliatto.
Tali dichiarazioni, a giudizio della segreteria comunista - e quindi attribuibili al titolare, Bruno Pastorino - «offendono il nostro gruppo al Senato (dal quale è stato espulso Turigliatto) e il partito tutto». In questo senso, prosegue la nota, «riteniamo inaccettabile che si utilizzino posizioni istituzionali, e quindi di obiettivo privilegio rispetto al corpo militante del partito della Rifondazione comunista, per fini strumentali di parte che indeboliscono tutti noi».
Il documento si conclude con la dichiarazione che tale scelta - la richiesta di dimissioni - è dettata «dalla necessità di tutelare il partito, i suoi militanti e iscritti, la sua autorevolezza e la sua immagine». E poco importa, anche in questo caso, che i comunisti rivendichino ufficialmente in ogni occasione, anche in corteo, il rispetto della dialettica democratica: all’interno del movimento, il dissenso non è tollerato. Vige sempre, evidentemente, la regola del «centralismo democratico» di staliniana memoria.
Ne prende atto il capogruppo di Alleanza nazionale in Regione, Gianni Plinio, che esprime immediata e piena solidarietà a Rossi e Turigliatto, definiti «avversari sì, ma coerenti».
In particolare Plinio, appena appresa la notizia dell’ulteriore, pesantissima censura dei vertici del Partito della Rifondazione comunista ad alcuni dei suoi esponenti nazionali e locali, ha inviato ieri messaggi di solidarietà ai senatori Fernando Rossi e Franco Turigliatto, «contestati e ingiuriati dai colleghi del centrosinistra per aver votato contro la mozione dell’Unione sulla politica estera del governo in coerenza con lo spirito che ha animato la recente manifestazione del cosiddetto popolo di Vicenza».
Spiega il capogruppo di Alleanza nazionale: «Sono distante anni luce dalle posizioni di Rossi e Turigliatto, ma non posso non apprezzarne la sofferta coerenza. A differenza dei vari Giordano (segretario nazionale del Prc), Diliberto (numero uno dei Comunisti italiani), Cento (dei Verdi, ministro) e Franca Rame (Italia dei valori), che a Vicenza facevano a gara per mettersi in cialtronesca evidenza contro la base Nato e la missione in Afghanistan, salvo poi, a Roma - sottolinea ancora Plinio - rimangiarsi tutto per difendere la propria seggiola, Rossi e Turigliatto sia a Vicenza, sia a Roma hanno parlato lo stesso linguaggio e, quindi, si sono coerentemente comportati di conseguenza».