Centri di accoglienza La Francia elogia il «modello Pisanu»

L’Europa ora studia la ricetta italiana sui clandestini. I tempi brevi di espatrio riducono i rischi di reclutamento in carcere

Emanuela Ronzitti

da Roma

Per i Cpt, i centri di permanenza temporanea è stato apposto il sigillo di tutti gli Stati della Ue. Nessuno escluso. Con l’approvazione della direttiva da parte dall’esecutivo di Bruxelles, lo scorso primo settembre, per fronteggiare l’ingresso incondizionato dei clandestini sul territorio del Vecchio continente, arrivano regole più certe in materia di espulsione. Un regolamento rigido, da recapitare a quel milione (e sono cifre prudenziali) di clandestini installatisi in Europa, che non ha sollevato attacchi da parte della stampa internazionale. Un regolamento che ha dato alla luce un bando «senza frontiere» per tutti i clandestini e che verrà approvato dal consiglio dei ministri europeo entro la fine dell’anno.
Perfino da Le Figaro, quotidiano francese spesso critico nei confronti dell’Italia, non è stata scagliata alcuna critica, anzi, solo un’analisi puntuale al contenuto fermo della direttiva incardinata dal nostro vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini. «La Commissione europea diretta da José Manuel Barroso incoraggia l’espulsione rapida - si legge dal quotidiano - e non ha nessuna intenzione di mettere i bastoni tra le ruote agli Stati membri che adotteranno le maniere forti contro gli immigrati clandestini». Al contrario, la Ue incoraggerebbe «l’espulsione rapida» e vanterebbe i meriti «dei centri di detenzione per i clandestini». Secondo Le Figaro, in sostanza, la Commissione avrebbe tenuto conto delle esigenze di tutti i 25 Stati Ue, con un occhio di riguardo ai tre paesi che più degli altri soffrono il deficit di un regolamento ad ampio raggio, e cioè Italia, Francia e Gran Bretagna.
Un accomodamento degli equilibri tra i governi Ue ottenuto grazie all’effetto automatico del provvedimento di espulsione in tutto il territorio europeo, e a quel tetto massimo di non oltre sei mesi per la custodia cautelare dei clandestini. Secondo un funzionario europeo «la nuova filosofia dell’Europa in materia d’immigrazione» tenderebbe a facilitare «l’espulsione» anche al fine «di risparmiare sulla spesa pubblica». In tal senso, l’esecutivo di Bruxelles guarda con favore alla soluzione italiana - difesa con forza del ministro degli Interni Giuseppe Pisanu - dei Centri di permanenza temporanea. Un’alternativa alla detenzione nelle prigioni, e ciò anche al fine di evitare il contatto diretto tra clandestini e criminali. Incertezze ora azzerate dalla nuova direttiva che impedirà all’immigrato illegale di approfittare «delle differenze di legislazione in materia di espulsione tra gli Stati» espatriando da un paese all’altro.