Centri d’accoglienza, Caruso minaccia gli alleati

È polemica dopo la fuga dei clandestini a Torino. Amato: ora usiamo anche le vecchie caserme

Antonio Signorini

da Roma

Il «superamento» dei Centri di permanenza temporanea consiste nel costruirne di nuovi. Insomma, «è esattamente quanto ha fatto e intendeva continuare a fare il centrodestra», spiega Alfredo Mantovano, esponente di An ed ex sottosegretario all’Interno. Quello dei Cpt si annuncia il nuovo fronte caldo della maggioranza e del governo. La difficoltà è quella di far coincidere il programma dell’Unione, che prevedeva per l’appunto una progressiva chiusura dei centri, con una realtà fatta di nuovi sbarchi di clandestini e rivolte degli immigrati ospitati in strutture sempre più affollate e, di conseguenza, sempre meno vivibili. Il ministero dell’Interno intende proprio iniziare dai Cpt più a rischio, ampliandoli, oppure costruendone di nuovi, magari appoggiandosi a vecchie caserme.
Un problema per la coalizione che appoggia il governo di Romano Prodi visto che comprende anche esponenti e partiti che nel recente passato hanno chiesto la loro abolizione. Lo ha fatto recentemente Francesco Caruso di Rifondazione comunista secondo il quale «se il ministro dell’Interno Giuliano Amato non ha ben chiaro che bisogna chiudere i Cpt, credo che per schiarire meglio le idee a lui e a tutta la coalizione è necessario costruire forme anche radicali di mobilitazione, azioni di disobbedienza che mettano in luce l’illegalità di questi luoghi, di questi lager». Lo ha fatto l’europarlamentare dei comunisti italiani Marco Rizzo e anche la collega di partito Manuela Palermi che ha presentato una mozione proprio per abolire i centri di accoglienza degli immigrati. Un problema anche per il governo visto che le competenze sui Cpt sono contese dal Viminale, guidato dal moderato Giuliano Amato, e dal ministero della Solidarietà sociale, assegnato a Paolo Ferrero (Prc). Uno dei suoi primi atti da ministro è stato proprio quello di andare a visitare la struttura di Lampedusa. La sua linea è quella di «superarli perché non è possibile detenere persone per misure amministrative».
Magari si tratta di schermaglie di principio. E forse sarebbero rimaste tali se la cronaca, cioè la rivolta nel centro di Torino e la fuga di 18 clandestini, non avesse riportato all’ordine del giorno il tema delle condizioni degli immigrati nei centri. Per l’esponente torinese dei Ds Alberto Nigra, «non bisogna arrivare alla chiusura», semmai ripensati distinguendo chi si è macchiato «di reati per i quali è prevista l'espulsione» e gli altri. La chiusura non va bene perché da quando sono stati aperti «le espulsioni sono notevolmente aumentate, garantendo una maggiore sicurezza ai cittadini italiani e agli stranieri che vengono onestamente in Italia».
Il dibattito sui Cpt si sovrappone a quello sulla Legge Bossi-Fini. Ma i centri, osserva l’ex ministro Udc Carlo Giovanardi, «sono strutture nate con la Turco-Napolitano, e che l’attuale Presidente della Repubblica ha difeso quando era ministro dell'Interno». La Bossi-Fini «non ha fatto altro che smascherare atteggiamenti ostili alla convivenza civile nel nostro Paese; suo interesse è quello di contrastare chi, rifiutandosi di fornire le generalità, sottintende il motivo reale della sua tentata permanenza in Italia: o lo spaccio di droga o lo sfruttamento della prostituzione».
Il governo Prodi sembra sembra sempre meno disposto a rinunciare ai Cpt. E il Viminale ne vorrebbe costruire altri. «Fa piacere constatare che oggi il ministro Amato e i suoi collaboratori seguono la linea del governo Berlusconi. Ci si chiede soltanto che cosa abbia convinto la sinistra, soprattutto quella radicale, ad accettarla tranquillamente, nei fatti riconoscendo che i Cpt non erano e non sono lager», commenta Mantovano. L’obiettivo di Amato, spiega l’esponente di An, è quello di migliorare le condizioni di vita dei clandestini: «è esattamente quanto ha fatto, e intendeva continuare a fare, il centrodestra, anche se ogni nuova apertura di Cpt era accompagnata da furibonde, e non sempre pacifiche, proteste di rappresentanti politici e istituzionali del centrosinistra».