Centri estetici a luci rosse, condannate 6 donne

Enrico Lagattolla

Tra i clienti abituali figuravano noti personaggi della finanza e dello spettacolo, imprenditori, giornalisti, un magistrato (con scorta) e persino un prete. Frequentavano alcuni centri estetici nel cosiddetto «quadrilatero della moda», che nel novembre 2002 finirono sotto inchiesta per un giro di prostituzione. Ieri, i giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Milano hanno condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, oltre a 600 euro di multa, le sei donne che gestivano i beauty center «a luci rosse», con l’accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.
Da via della Spiga a via Montenapoleone, da vicolo Giardino a via Verdi, da via Cappellini a via Panzacchi, i centri estetici ospitavano giovani squillo, italiane e straniere, «arruolate» come false massaggiatrici.
Tariffe fino a mille euro, con una media compresa tra i cinque e seicento euro, una cinquantina le donne che lavoravano a tempo pieno come prostitute, un’attività che finiva per essere a senso unico. Nel caso venisse richiesto «solo» un trattamento estetico, infatti, i clienti venivano gentilmente respinti con la scusa di un’agenda troppo fitta di appuntamenti.
Nessuno degli avventori è dovuto comparire come testimone. Il 20 settembre scorso, infatti, il collegio presieduto dal giudice Ambrogio Moccia aveva deciso di non convocarli. Personaggi famosi «che - ha dichiarato l’avvocato di uno degli imputati - sarebbero stati messi alla gogna».