Centri sociali, basta con le utenze a sbafo

IL PRECEDENTE Quando nel 2004 l’Acea tagliò la luce agli «squatter» fu guerriglia urbana

Centri sociali e okkupazioni abusive, il vento sta cambiando. Sono oltre 200 gli stabili piccoli e grandi okkupati dai vari comitati della sinistra antagonista. Parecchi rischiano lo sgombero già prima della fine dell’anno. Nei prossimi giorni vedremo altri casi, dopo quello di via Carlo Felice. Ma oggi parliamo di utenze. E lo facciamo con il neo-presidente dell’Acea, Giancarlo Cremonesi.
«Noi la crisi non la paghiamo», è uno degli slogan della sinistra. A Roma i centri sociali e Action vanno oltre. Acqua, luce, gas. Noi non paghiamo neppure quello. La sola idea di pagare le bollette ha sempre fatto saltare la mosca al naso ai Disobbedienti. Basta raccontare un episodio. Nel settembre 2004 l’Acea, in applicazione di un’ordinanza del prefetto Serra, provò a tagliare i fili della luce ai centri sociali storici, morosi in qualche caso da 10-15 anni: Corto Circuito, via dei Volsci, via Cesare De Lollis, via del Porto Fluviale, via Carlo Felice. In risposta, una mezza guerriglia urbana. In via dei Volsci, allo storico civico 32, culla dell’antagonismo, si arrabbiarono sul serio. Non si accontentarono di tirare le pietre appresso agli operai dell’Acea. Ma spostarono decine di cassonetti al centro di via Tiburtina e appiccarono il fuoco a un paio di bidoni.
Giancarlo Cremonesi, da sempre i centri sociali pretendono che qualcun altro saldi le bollette al posto loro. Insomma, a pagare luce e acqua non ci pensano proprio. Che politica seguirà l’Acea su questo fronte, sotto la sua presidenza? «Evidentemente se qualcuno non paga, c’è qualcun altro che deve pagare per lui. È una pretesa inaccettabile, da respingere anche in termini di giustizia sociale. Diverso è il discorso che riguarda l’esigenza di servizi da parte di categorie sociali deboli, che sono bisognose di un intervento pubblico. Lì bisogna mettere in piedi delle iniziative per venire incontro alle necessità».
Pensa a famiglie numerose, sotto la soglia della povertà?
«Sì, ma anche a chi fa volontariato, a chi aiuta persone con particolari problemi di sussistenza. In questi casi si possono applicare per acqua e luce tariffe dedicate. Tutto questo naturalmente non va fatto in modo saltuario o temporaneo, ma va deciso insieme all’amministrazione di Comune, Provincia e Regione».
Anche d’intesa con la prefettura, no?
«Certo, insieme a tutte le istituzioni che tutelano le categorie più deboli. Va elaborato un piano di aiuti a persone bisognose o ad associazioni meritevoli di assistenza, all’interno di una strategia comune, con interventi tariffari che prevedano di non pagare le utenze. In quel caso se ne fa carico la collettività, come avviene in situazioni analoghe».
In via dei Volsci, anni fa, l’Acea è andata a staccare i contatori ai centri sociali morosi ed è successo il pandemonio. Questa reazione sarà tollerata, se dovesse ripetersi?
«Io credo che le categorie socialmente deboli non vanno confuse con chi si ritiene al di sopra delle leggi e delle regole del vivere civile. Ripeto, tutte le istanze sociali vanno considerate, e ove possibile va data loro una risposta. Non c’è spazio, invece, per atti di prepotenza e prevaricazione. Non è questione di essere di una parte politica o di un’altra, ma di rispetto delle leggi. È intollerabile per qualsiasi nazione civile e per qualsiasi amministrazione pubblica che ci sia chi pretende con arroganza di far valere diritti acquisiti non si sa come e quando».