Centri sociali in festa: ancora soldi dal Comune

Marcello Viaggio

Sempre più stretti i legami fra Veltroni e i centri sociali. L’ultima variazione di Bilancio, approvata ai primi di aprile in Campidoglio, con nuovi stanziamenti a favore di associazioni vicine all’ultrasinistra, è solo l’ultimo anello della catena. È il caso di ricordare via dei Volsci 32, sede di Spazio Onda Rossa, il centro sociale più vicino a D’Erme. Sulla roccaforte storica degli autonomi, nata negli anni ’70, piovono in ugual misura stanziamenti e interrogazioni. L’ultima firmata dal deputato di An, Fabio Rampelli, al ministro Pisanu.
La storia per certi versi assomiglia a un giallo. A meno di non essere Agatha Christie, difficile trovarne il bandolo. Si parla di strane intese con i Boys di destra della Curva Sud, di gestione comune degli affari del quartiere.
Il 32 di via dei Volsci oggi non è più la culla dei duri del movimento. Ma una bella trattoria economica. Al civico 6, la famigerata sede degli anni ’70 è diventata una birreria. Oggi, più che contro la destra, gli eredi dell’Autonomia Operaia si accalorano sulla bolletta della luce. E guardano agli affari. Succede in tutta Roma. L’11 novembre 2004, ben 25 centri sociali, appoggiati da Action, scendono in piazza: non pagano le bollette da anni, l’Acea minaccia di tagliare i fili. Sotto il Campidoglio i partecipanti lanciano fumogeni e tentano di forzare le transenne. L’Acea vuole lasciare al buio i caposaldi del movimento: via Carlo Felice, via De Lollis, via del Porto Fluviale, viale Castrense, Corto circuito e Spazio Onda Rossa 32. Dietro le quinte interviene qualcuno dal Comune, la luce non si tocca. Fine del primo atto.
Il secondo atto va in scena un anno dopo, il 9 novembre 2005. Il consiglio comunale approva a maggioranza la variazione al bilancio 2005-2007. Fra gli stanziamenti figurano 80mila euro per la manutenzione straordinaria dei centri sociali Corto Circuito, Astra, Dulcinea, via dei Volsci. Insorge il centrodestra: a che titolo? A rispondere è il portavoce della maggioranza, Silvio Di Francia: «Si tratta di lavori che riguardano la messa a norma degli impianti elettrici e delle strutture per handicap». Ma via dei Volsci non è forse proprietà privata? Da quando in qua il Comune mette a posto anche gli stabili privati? Di Francia replica: «I lavori verranno eseguiti solo dopo l’accertamento della proprietà degli immobili». Per il Comune è tutto.
A dicembre 2005 si apre il terzo atto. Nel bilancio preventivo 2006, il Campidoglio infila altri 81mila euro per acquistare la sede di via dei Volsci. Chiaro l’obiettivo di girarla gratis agli okkupanti. A suscitare interrogativi è l’esiguità della somma. Davvero risibile a San Lorenzo, con i prezzi degli alloggi alle stelle. Il deputato di An Fabio Rampelli rivolge subito un’interrogazione al ministro degli Interni Pisanu: «La proprietà dello stabile non è riuscita mai, negli anni, a rientrare in possesso dell’immobile per la precisa volontà da parte dell’amministrazione di non operare lo sgombero forzoso dei locali; ciò anche a seguito di minacce implicite e pubbliche da parte dei frequentatori del Centro sociale operate ai danni dei partecipanti alle aste per la vendita; ciò ha determinato che mai alcuno si sia aggiudicato l’asta, sminuendo sempre più il valore dell’immobile». Quattro le aste cadute a vuoto, secondo Rampelli. Addirittura sette, secondo altre fonti. Accuse fondate o no? «Il 20 maggio 2004 presso il tribunale fallimentare di Roma - comunica Onda Rossa sul sito www.sf3m.altervista.org - sarà messo all’asta lo «spazio sociale occupato» in via dei Volsci 32, patrimonio storico, come ebbe a dichiarare lo stesso Veltroni, della nostra città e cuore pulsante di un’attività politica, sociale e culturale che fornisce lavoro e pane quotidiano a 25 compagni. Lanciamo un appello alle forze politiche contro questa grave provocazione politica... Diciamo da subito a qualsiasi «incauto e/o inconsapevole» offerente, non è una minaccia, ma una semplice osservazione, che non immaginiamo altro futuro utilizzo per i locali di via dei Volsci 32, e che ci opporremo con ogni mezzo a cambi d’uso e di proprietà». «I centri sociali sono patrimonio comune dei cittadini e degli occupanti» conclude Onda Rossa. A patto che a pagare le spese sia Veltroni. Cioè i romani.