Centri sociali, studenti e Cgil: assedio alla Prima della Scala

Sull’evento si stanno concentrando tutte le minacce dei movimenti di
protesta. E si teme che la presenza di Napolitano e di tre ministri
scateni le devastazioni

La cavalcata delle Valchirie autonome rischia di cingere d’assedio la Scala il giorno della Prima. In questi giorni di mobilitazione - ancora ieri gli studenti di Brera hanno bloccato il traffico in piazza Scala, mentre altri hanno assediato il provveditorato di via Ripamonti e la Statale - il timore è che movimenti decidano di cavalcare la protesta del mondo dello spettacolo e degli immigrati di via Imbonati. La paura è che la Die Walküre attiri la furia devastatrice dei centri sociali. L’occasione del 7 dicembre è, da sempre, piuttosto ghiotta per i contestatori di professione: il palcoscenico mediatico e la passerella vip offrono la ribalta alle proteste, di qualsiasi genere. In particolare ad attirare l’attenzione sarà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i ministri per la Cultura Sandro Bondi, per il Turismo Michela Brambilla e dello Sviluppo Economico Paolo Romani. Oltre naturalmente al sindaco e al presidente della Provincia Guido Podestà.
La Cgil ha già organizzato un presidio dalle 15 alle 17,30, un aperitivo della manifestazione di Roma del 9. Bebo Storti, Moni Ovadia, Toni Servillo e Paolo Rossi saranno in piazza con artisti e colleghi di tutta Italia. La prima offre «un momento di visibilità che non abbiamo avuto in questi mesi - dicono dalla Cgil - un’occasione in cui le realtà teatrali milanesi e non solo potranno far sentire la loro voce «come se tutta la cultura del paese decidesse di salire sui tetti delle aziende». Non la pensano così però i colleghi delle altri sindacati, Uil e Cisl, critici con l’iniziativa in solitaria della Cgil. «Protestare in questa fase non dà alcun risultato - commenta il rappresentante della Cisl Silvio Belleni - per noi non ha senso. E poi si tratta di un’iniziativa decisa autonomamente dalla Cgil, che non ci ha coinvolto. Contro i tagli alla cultura organizzeremo un momento di comunicazione dopo il 7 perché non è questo il momento di protestare e non in questi termini». Nemmeno la Uil sarà in piazza.
Accanto a loro gli immigrati di via Imbonati, che ieri hanno abbandonato definitivamente la torre dell’ex Carlo Erba: in prima fila ci sarà Marcelo Galati, il 40enne italo-argentino sceso per ultimo dalla torre. «Abbiamo chiesto anche un incontro con il presidente della Repubblica». Difficile pensare che il doppio presidio non attiri la voglia di protesta dell’Onda e dei centri sociali. Ogni pretesto è buono per creare caos e scontri è il motto degli anarchici della Bottiglieria Stamperia occupata di via Savona: «Della riforma non ce ne frega nulla, vogliamo che esploda la sommossa generalizzata...Ovunque - si legge sul loro sito -. Occupiamo le scuole e le facoltà, blocchiamo strade, stazioni, aeroporti, autostrade, centri logistici, sabotiamo la metropoli».
L’attenzione delle forze dell’ordine sarà quindi massima, anche se l’obiettivo è quello di non creare allarmismi e far salire la tensione. Alle delicate questioni di ordine pubblico legate all’evento e alla presenza del presidente della Repubblica e di 3 ministri, infatti, si aggiunge l’altrettanta delicata questione degli abusivi degli Oh Bej! Oh Bej!. A complicare il quadro anche il traffico, «impazzito» come sempre nei giorni prima di Natale, che sarà reso ancora più critico per la chiusura alla circolazione della zona intorno al Castello, a pochi passi di lì, per la tradizionale fiera.