Il Centro «Anoressia» è a rischio, ma Tursi non se ne preoccupa

Il problema è così rilevante, che, per cercare una soluzione, si sono messi insieme il diavolo e l’acqua santa. Gianni Bernabò Brea, paladino della Destra in Comune, e il collega dipietrista Franco De Benedictis avevano presentato un’interrogazione urgente a risposta immediata all’assessore ai Servizi Sociali Roberta Papi. «Che cosa sta accadendo al centro per i disturbi alimentari di Quarto dove sembra che i medici psichiatri non verranno riconfermati nel loro ruolo di assistenza?» hanno domandato i due consiglieri comunali nella seduta dell’altra settimana. «La risposta è stata immediata sì, ma deludente al massimo - tuona Gianni Bernabò Brea - l’assessore ha semplicemente detto che effettivamente non ci sono i soldi per rinnovare il rapporto di lavoro con i due specialisti, come aveva anche anticipato Renata Canini, direttore generale della Asl 3. Insomma al Comune il problema non interessa affatto». La questione invece, non è di poco conto, considerando il fatto che il «Centro per i disturbi del comportamento alimentare» dell’Azienda Sanitaria 3 di Genova, è stato il primo centro in Liguria, a livello territoriale, ad essersi occupato in maniera specifica della patologia subdola che coinvolge il corpo e la psiche, anche a seguito di uno specifico progetto della Regione che risale al luglio 2002. E in prima linea a chiedere sostegno al centro che svolge un importante servizio di pasti assistiti ci sono i familiari della ragazze malate (le più tante sono donne) seguite a Quarto.
«Anche l’amministrazione comunale deve impegnarsi a sensibilizzare i giovani su questo delicato e drammatico problema, così come deve, di concerto con Asl e Regione, adoperarsi per garantire la presenza stabile di psicologhe nel centro dei disturbi alimentari di Quarto - chiede Lorella Fontana, la mamma di una ragazza curata in un identico centro a Milano, e che ha visto la figlia guarita proprio grazie a cure come quelle di Genova - Anoressia e bulimia sono piaghe sociali che subdolamente entrano nelle menti dei nostri giovani, se non addirittura ancora acerbi adolescenti, visto che l'età media di inizio malattia sta precipitosamente abbassandosi, toccando i 12 anni, e troppo spesso non permette la tempestiva uscita dal tunnel dell'autodistruzione».
Continua la mamma: «Troppo facile, poi, riempire le cronache con le notizie da the day after di ragazze scheletriche morte per anoressia magari ancora minorenni, il tutto per suscitare la curiosità e il pietismo di chi legge - dice - Così come è troppo facile propagandare modelli di vita rigorosamente taglia 38, infischiandosene delle conseguenze dello spirito di emulazione che scatta nelle menti adolescenziali».
Di qui anche il ringraziamento a due consiglieri di diversi schieramenti. «Difficile, invece, a quanto pare, far emergere che davanti alla volontà di salvare giovani vite non ci sono barriere ideologiche, perché basta l'intelligenza e la sensibilità delle persone, in questo caso dei due consiglieri di avversi schieramenti, per unirsi nella battaglia contro il male dell'era moderna e chiedendo un impegno da parte dell’amministrazione».