«Centro città senza alimentari, rischia il degrado»

Affitti stabili, ma alti, prezzi in leggero aumento, buoneuscite in calo, soprattutto fuori dal centro. Tuttavia, specie in alcune zone della città, cresce il numero delle attività commerciali. Fimaa Milano, il Collegio degli agenti d’affari in mediazione aderente all’Unione del commercio, ha presentato anche per questo 2007 il consueto Listino aziende, con i valori di attività commerciali, affitti e buonuscita nelle principali vie dello shopping milanese.
Nel primo semestre del 2006 in città sono stati scambiati quasi 1.500 tra negozi e laboratori. Un dato che, se confermato anche per il secondo semestre, l’incremento degli scambi immobiliari per i negozi sarebbe di quasi 14 punti percentuali in più rispetto al 2005. I prezzi dei negozi sono aumentati dell’1% in sei mesi e di circa il 2% in un anno: incremento modesto, sul quale hanno giocato i primi segni negativi nella cerchia della Circonvallazione e la tenuta di prezzi elevatissimi nelle strade «del lusso». Mediamente un negozio a Milano costa poco più di 3mila euro al metro quadro. La zona più cara si conferma Spiga-Montenapoleone, dove un negozio costa 21.500 euro al metro quadrato, mentre quella che, nell'ultimo semestre, ha registrato il maggiore incremento è la zona Nirone-S. Ambrogio, con una variazione percentuale del 4,2% e un costo medio di circa 5mila euro al metro quadro.
Nonostante i prezzi, seppure sostanzialmente stabili, restino molto alti, anche per quel che riguarda gli affitti (per i quali si va dai 23mila euro di via Montenapoleone ai 4mila di Paolo Sarpi e San Gottardo), il commercio milanese registra per il 2006 un saldo attivo di 585 negozi, tutti nel non alimentare. L’alimentare, viceversa, ha chiuso il 2006 con 218 negozi in meno. «Il centro storico, che ha molti residenti - dice Lionella Maggi, vicepresidente vicario di Fimaa Milano - non ha quasi più negozi di alimentari, perché gli affitti sono troppo alti. In breve tempo, il centro sarà pieno di negozi sfitti e tutte le attività commerciali si sposteranno fuori. È una situazione molto pericolosa, che apre il centro al degrado, mentre andrebbe reso vivo e attuale».
Direttamente legato al valore degli affitti, e a esso inversamente proporzionale, è la buonuscita: bassa dove gli affitti sono particolarmente alti, elevata dove le locazioni sono accettabili. «In alcune zone, soprattutto del centro - spiega Gianni Larini, coordinatore della realizzazione del listino - le buonuscita calano, perché c’è meno interesse a spendere dove c’è più rischio. Molti la pagherebbero volentieri, se però ci fossero affitti più bassi: è una forma di compensazione».
Ma quali sono, a Milano, le attività più quotate? Certamente le ricevitorie-giochi: per un’attività di questo genere che in un anno incassi 200mila euro, in caso di vendita il negoziante può ricavare anche 600mila euro, cioè cedere l'attività per un valore triplo rispetto all’incasso annuale. Cifre elevate, che sono comunque un buon investimento.