In centro edilizia ferma da 50 anni Occhi puntati sulle periferie

TorinoA pochi giorni dal semaforo verde, Torino aspetta di scoprire gli effetti, sul proprio territorio, del piano casa voluto dal governo. Un’attesa fatta di curiosità, visto che i dettagli dovranno ancora essere mediati dalla Regione, una Regione che prima si era messa sulla difensiva, per poi ammettere che i benefici ci saranno. Se si considera l’esclusione dei centri storici dalla possibilità di aumentare o modificare le cubature abitative, si può già chiaramente isolare la zona di Torino che non verrà toccata. Si tratta dell’ideale quadrilatero compreso grossomodo tra corso Vittorio Emanuele, dove si affaccia la stazione di Porta Nuova, corso Inghilterra (nella zona di Porta Susa, per rimanere in tema di stazioni), corso Regina Margherita e il limite naturale del Po a fare da quarto lato. Lì dentro, sarà tutto off limits. Si potrà ragionare di modifiche e cantieri da lì in poi.
Gli assessori comunali con delega all’Urbanistica e alle Politiche della casa ci stanno già ragionando su, anche se una simulazione vera e propria non è ancora stata attivata. E una prima idea è possibile farsela concentrando la propria attenzione verso le periferie. Torino, infatti, oltre alla zona che fa strettamente parte del Centro, ha comunque una tradizione edilizia che si perde nella prima metà del secolo scorso, con la stragrande maggioranza delle case fatta di costruzioni a più piani: condomini piuttosto che villette mono e bifamiliari. A questo si aggiunga che, in concreto, nella zona urbana di Torino non si costruisce più praticamente da 50 anni. Ecco perché è la periferia la zona più interessante per gli effetti del piano casa, lì dove l’espansione della metropoli è decisamente più recente. Si tratta quindi di quartieri come Barriera di Milano, ma anche le aree nei pressi della Falchera, altro quartiere letteralmente esploso con le ultime ondate migratorie. Oppure per trovare nuovo terreno fertile basta fare pochi passi più in là, arrivando in quella che è considerata la prima cintura: da Grugliasco, per toccare la zona Sud della città, a San Mauro, per arrivare esattamente dalla parte opposta del capoluogo piemontese. Dall’ipotetico tour edilizio di Torino resta fuori l’ultima componente che caratterizza la città: la zona della collina e della precollina, proprio al di là del Po. Qui sì che le ville e le villette ci sono, eccome. Quindi il piano casa voluto dal governo potrebbe trovare spazio. Unico limite da tenere presente, quello del vincolo ambientale. È uno dei pilastri del piano e proprio in quella zona di Torino, tra la vicinanza del fiume e le caratteristiche della collina che domina la città, i vincoli idrogeologici e naturalistici devono essere tenuti nella giusta considerazione. Infine l’aspetto del social housing, anche lui presente nel piano casa: a Torino, in base alle ultime stime, il fabbisogno di alloggi popolari o comunque convenzionati è in grande aumento: se in tutta la regione si stimano 40mila richieste, solo nel capoluogo si arriva a superare la quota di 10mila. Il Piano potrebbe essere il giusto complemento all’azione che, in questo settore, stanno già portando avanti soprattutto le Fondazioni bancarie.