Centro espositivo giardini e parcheggi nell’ex area Motta

(...) comandante Iso per sempre: anche quando era sindaco, anche quando era vicepresidente della Camera.
A Palazzo Marino Aldo Aniasi è rimasto dieci anni: gli anni della contestazione giovanile, della strage di piazza Fontana, dell’assassinio di Calabresi. Anni terribili, dunque (altro che formidabili, come pretende il gioviale Mario Capanna). Aniasi, che aveva ottime doti d’amministratore - il fatto che fosse soltanto geometra non lo fece sfigurare, per conoscenza dei problemi cittadini, al confronto di professori come Bucalossi o Cassinis - sapeva navigare con abilità nelle acque procellose della politica municipale. È il caso d’accennare soltanto alle chiacchiere - non corredate da uno straccio di prova - che accompagnarono la sua come ogni altra amministrazione milanese. Mi permetto tuttavia un’osservazione: alcuni estimatori a oltranza di Aniasi sono accusatori - anche lì a oltranza - di Craxi e della sua Milano da bere. Possibile che nel volgere di una manciata di tempo si sia passati dalla purezza al fango, e che il Psi milanese pre-Craxi ignorasse del tutto certi maneggi e certi legami pericolosi?
Ultimamente Aniasi deplorava - lo ha rammentato l’assessore provinciale Alberto Grancini - il distacco dei giovani dalla politica: li definiva «giovani vecchi». In effetti gli erano piaciuti molto - a mio parere anche troppo - i ragazzi sessantottini che volevano l’immaginazione al potere, il 27 politico, e che addebitavano alla polizia - braccio armato dello Stato oppressore - ogni sorta di nefandezze. Sono state consegnate alla storia della città le immagini del sindaco Aniasi che guidava un corteo in cui veniva chiesto il disarmo delle forze dell’ordine.
Piuttosto singolare, ma nulla di cui scandalizzarsi particolarmente nella mutevole Italia. Esibizioni analoghe vennero offerte allora da personaggi che adesso sono senza se e senza ma per la legge e l’ordine. Semmai si deve riconoscere a Aniasi, rispetto ai personaggi citati, una maggiore coerenza. Dalla Milano che fu da bere - e che al più è adesso da centellinare con cautela - se n’è andato un protagonista discusso ma autentico. Coetanei, ci eravamo trovati insieme, di recente, per la presentazione d’un libro. Non avevo capito che fosse malato. Aveva parlato con vigore: i suoi temi di sempre, antifascismo, lotta partigiana. Memorie remote, e l’immagine del comandante Iso si sovrapponeva a quella del vecchio politico pronto all’ultimo congedo.