Centro paraplegici Smantellata la rianimazione

Comincia questa mattina il definitivo smantellamento del Cpo, l’ospedale per paraplegici di Ostia, deciso e attuato, quasi in maniera scientifica, dall’Asl Roma D. La novità odierna è che la direzione ha deciso lo spostamento dei quattro posti letto per la terapia subintensiva. Dal quarto piano al magazzino. Le quattro testate elettriche di rianimazione finiranno così nel dimenticatoio. Acquistate nel 2004 per un costo totale di 200mila euro (50mila l’una) avrebbero dovuto trasformare definitivamente il Cpo in un centro di eccellenza. E invece non sono mai state utilizzate pur essendo da anni pronte all’uso. Prima perché erano ancora in corso i lavori di ristrutturazione dell’ospedale, poi per la mancanza di anestesisti, via via allontanati dalla struttura di via Vega. La terapia subintensiva sarebbe servita per il controllo dei pazienti affetti da mielolesione, che spesso hanno gravi problemi respiratori, e per il post-operatorio. Nell’ultimo anno, in realtà, gli interventi sono andati fortemente diminuendo tanto che, a oggi, la sala operatoria (nuovissima, inaugurata sempre nel 2004) funziona circa una volta al mese. Senza considerare le due unità operative complesse, chirurgia plastica e urologia, che sono state chiuse. O la mancanza dell’ecografia e dell’ecodoppler, o il funzionamento a singhiozzo della radiografia.
«La verità - commenta il presidente dell’Amo (Associazione mielolesi Ostia) Gennaro Di Rosa - è che vogliono distruggere il Cpo. I vertici aziendali puntano a trasformare la struttura in un centro di sola riabilitazione. Quando questo ospedale era una speranza per tutti i paraplegici d’Italia». Al quarto piano, pare, verranno trasferiti i pazienti che attualmente stanno al primo e qui dovrebbe essere creato un reparto di geriatria. Un vero e proprio «cronicario», insomma. La cui direzione, in più, sarebbe tutta infermieristica e, quindi, senza l’ausilio di medici. «Non vogliamo lo smantellamento della subintensiva - continua Di Rosa -. Vorremmo solo la attivassero in modo da dare ai paraplegici un posto in cui essere seguiti prima e dopo le operazioni. Come previsto, peraltro, dagli atti aziendali del 2002 e del 2003. L’assessore Battaglia ci aveva promesso più di un anno fa che avrebbero attivato le quattro testate per la rianimazione e invece dobbiamo constatare che l’Asl Roma D si è mossa in direzione opposta».
Pare che la motivazione sia di natura economica. Secondo l’Asl servirebbe una spesa troppo elevata per mantenere quattro posti letto per 30 ammalati. «Che dire? - conclude Di Rosa -. Non vedo prospettive, purtroppo. Nell’ultimo anno le cose sono andate solo peggiorando per noi paraplegici».