Al centro sociale la festa del «Non lavoro»

Chi lavora fa la gobba, dice un antico proverbio romano. E sgobbare è faticoso. Il 1° maggio si celebra la festa dei lavoratori? A Roma, al centro sociale Forte Prenestino, al contrario hanno messo in piedi la Festa del Non lavoro. Titolo dell’evento: «Il lavoro uccide». Un’intera giornata dedicata, come si legge sul sito internet del Forte, «a chi rifiuta il lavoro come moderna forma di schiavismo, alle morti da lavoro, alle vittime di questo meccanismo trita-esistenze». Insomma, svegliarsi la mattina presto, affrontare il traffico, eventualmente la pioggia e il freddo, i rimproveri del capo se si arriva in ritardo, sono tutte cose che, si sa, fanno male alla salute. Meglio starsene al calduccio a letto, e uscire più tardi, con il sole alto, in cerca di qualcosa di «creativo» da fare. Ad esempio, per seguire il corso di danza africana alla sala saltimbanchi del Forte Prenestino, per lo stage sul massaggio ayurvedico o per coltivare semi per «l’autoproduzione». Mentre l’economia nazionale va a rotoli, mentre i prezzi degli alimentari salgono alle stelle e la busta-paga degli italiani non basta ad arrivare alla terza settimana, c’è chi si organizza le giornate in modo alternativo. In modo da faticare poco, pochissimo, quasi per nulla. Magari facendone un messaggio politico contro il potere, contro Berlusconi. Tutto, pur di stare alla larga da una scrivania, da una catena di montaggio, da una zappa.
Farsi venire i calli alle mani? Oibò. «Chi lavora magna, chi nun lavora magna du’ vorte», è la filosofia di chi partecipa alla Festa del Non lavoro. Ecco in tutti i dettagli il programma. Mercoledì 30 aprile musica «tosta» a partire dalle dieci di sera, fino a notte inoltrata, per la gioia dei vicini. Poi il giorno dopo, primo Maggio, alle 11 «visite guidate», alle 13 un allegro pranzo, dalle 14 al tramonto spettacoli teatrali e concerti: musica hardrock, reggae rap, hip hop, rap soul. Poi discussioni a tema: Genova 2001, la resistenza continua; Palestina libera, spazio autoproduzioni, e così via. Alle 20 allegro cenone, dalle 22 spettacoli e di nuovo musica a palla fino alle prime luci dell’alba.
Chi non lavora, non mangia? Gli squatter del Forte Prenestino, ideologia fortemente vicina alla sinistra antagonista dei Caruso e dei Casarini, contano di campare a lungo e bene lo stesso, senza sgobbare. E lo dicono chiaramente: «Il lavoro è una forma di schiavismo, noi preferiamo dedicare spazio, tempo ed energie a sviluppare quello che preferiamo nella vita: attività creative, libere il più possibile dal nodo del comando e dalla sottomissione alle regole del profitto». Per riempire la pancia, però, qualcosa bisogna pur fare. Qualcosa che crea «reddito», lo capiscono pure i nipotini del Che Guevara. E qualcosa certamente dentro il forte si fa. Concerti e spettacoli teatrali con tanto di biglietto d’ingresso, laboratori di scultura, corsi di danza, kung-fu, «alpinismo orizzontale». Quanto basta per campare. Ma al Forte si fa anche autoproduzione, molti squatter sono provetti giardinieri, si dedicano alle coltivazioni. Magari di un solo tipo di pianta, ma tant’è. Ogni anno al Forte si volge la Festa della semina. Il simbolo? Ovvio, una bella piantina verde di cannabis.