Centro sociale alla moda senza sborsare un euro

Sui siti web per turisti proliferano le iniziative organizzate nei locali occupati abusivamente E il Campidoglio continua a fare finta di niente

Marcello Viaggio

Okkupare paga sempre, alla fine. A Roma, da quando c’è la sinistra al potere, specie con Veltroni, per avere un tetto in tempi rapidi basta creare un centro sociale, anche fasullo. Tempo pochi mesi, l’okkupazione viene sanata. Action, è noto, decide più del delegato del sindaco all’emergenza abitativa. Chi deve avere un alloggio del Comune spesso lo decidono i Disobbedienti.
Ma su tutti, a fare scuola, spicca il caso del centro sociale La Torre. Il top. Nessuna okkupazione abusiva, nessun progetto di autorecupero, nessun bando: il Comune un giorno ha semplicemente consegnato a un gruppo di turbolenti no global, dopo anni di scontri con la polizia, le chiavi di un ameno villino nel verde, in via Bertero, quartiere residenziale Talenti. Senza mai riscuotere un centesimo di affitto. Fine della storia. Salvo scoprire, casualmente, che su un sito dedicato al turismo a Roma - www.viavenetoroma.it - fra discoteche, mostre, pub e locali alla moda, c’è posto anche per loro: «La Torre, via Bertero 13. Una ex fattoria che dà spazio a concerti, proiezioni, dj set e ottima cucina (rigorosamente biologica). Oltre alla sala da tè, birreria fino a tardi tranne il lunedì. Chiuso il lunedì dalle 19.00 - 1.00 e la domenica dalle 15.00 - 1.00. Ingresso a sottoscrizione».
Nella stessa zona, in via Levanna, anche il centro sociale Brancaleone: «Concerti rock, 4 sale, 2 bar, sala chillout e sala disco...». Un po’ più su, in via Bencivenga, un terzo: La Maggiolina. In via Nomentana, a un Km, un quarto: Podere Rosa. Un quadrilatero. La storia la raccontano gli stessi attivisti sul sito www.ecn.org/latorre: «1994, occupiamo la Torre di viale Rousseau (Casal De’ Pazzi) per farne un centro sociale». Lo stabile è un’antica villa con torretta, da qui il nome, di proprietà comunale, in attesa di restauri. Il 16 gennaio ‘95, il magistrato Amato ordina alla polizia di sgomberare l’edificio per motivi di ordine pubblico. Il 12 febbraio, però, la Torre viene riokkupata. Il 30 giugno secondo sgombero. Il 4 luglio un centinaio di giovani si barrica dentro. L’11 luglio centinaia di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa arrivano con blindati ed elicotteri. È guerriglia, i no global mettono gli autobus di traverso sulla Nomentana a bloccare la circolazione. Alla fine il bilancio è pesante: «85 okkupanti sono denunciati per associazione a delinquere, per 5 scatta la procedura di sorveglianza speciale», raccontano gli autonomi.
Malgrado tutto, a novembre sulla Torre torna a sventolare la bandiera rossa. Ad aprile ’96, il ministero dei Beni culturali pone il vincolo architettonico sulla villa: il Comune diventa penalmente responsabile. Il 2 maggio il Comune assegna lo stabile all’università La Sapienza. Gli okkupanti restano dentro. Ad aprile ‘97 il Campidoglio propone agli autonomi una sede alternativa: un casale nel Parco naturale dell’Aniene, in via Bertero, poco distante. Libero per il «provvidenziale» decesso dell’inquilina. I leoncavallini a maggio accettano. Il diario degli squatter termina a luglio 2000: «Attualmente siamo semi-occupanti, in quanto la pre-assegnazione dello stabile è scaduta da tempo. L’unico contatto con le istituzioni risale ad un anno e mezzo fa, quando arrivò una lettera che richiedeva il pagamento di un canone di affitto. La nostra risposta è stata piuttosto pronta. Ci siamo presentati ed abbiamo fatto presente che non avremmo pagato nessun canone».
Non risulta che sia mai arrivato l’ufficiale giudiziario. Oggi, sul sito dell’assessorato al patrimonio, via Bertero 13 figura nell’elenco degli spazi sociali, alla voce «Spazi Utilizzati». «In attesa di procedura di verifica/concessione», si legge. Dimenticata. Si fa prima a metterla così.