Centro sotto assedio per il corteo no global

An: l’onorevole Farina tenga a bada i suoi amici

Che sia un corteo «pacifico» è solo una «speranza». Nemmeno mamma e papà dei no global sono infatti in grado di garantirlo. «I ragazzi ci hanno detto di aver organizzato un serpentone creativo, pacifico e che dimostreranno la loro maturità. Ci aspettiamo dunque qualcosa di bello. O, almeno, speriamo che sia così».
Auspicio comune ai milanesi, che non vorrebbero rivivere oggi pomeriggio il replay di quel sabato di guerriglia metropolitana, quell’11 marzo dove gli irriducibili dei centri sociali misero a ferro e fuoco corso Buenos Aires. Ma il rischio di nuove violenze e devastazioni nel cuore di Milano c’è ed è alto: in corteo non ci sono «solo i genitori dei venticinque arrestati per i fatti dell’11 marzo ma anche gli stessi organizzatori di quel pomeriggio selvaggio» osserva Riccardo De Corato. Annotazione del vicesindaco fatta propria pure dai commercianti di quelle strade - concentramento in piazza Duomo alle 15 e arrivo davanti a San Vittore, passando da via Correnti, corso Genova e viale Papiniano - preoccupati della nuova marcia degli autonomi. Timori più che ragionevoli poiché in piazza ci saranno, dati degli organizzatori, più di cinquemila-seimila no global provenienti da tutt’Italia e «ben determinati» a reclamare la scarcerazione dei «compagni» detenuti.
Come dire: una presenza così massiccia di «prodi autonomi» con venature anarcoidi che vanno fieri dell’antifascismo messo in pratica dai compagni in galera potrebbero quindi riservare nuove e sgradite sorprese ai milanesi. E tutto dimenticando che gli arresti sono stati confermati a «tutti e tre i livelli della magistratura», che le motivazioni sottolineano «la pericolosità sociale dei protagonisti» e che, infine, nelle ordinanze d’arresto si dettagliano «le azioni realizzate con mezzi particolarmente pericolosi per la vita dei cittadini» come ricorda De Corato. Dettagli che non importano a chi, oggi, indossa quella maglietta bianca con scritta rosso sangue, «ridate la libertà ai nostri figli». E meno ancora importa a chi non vuole più limitarsi alle scritte crudeli e oltraggiose sui muri - «10, 100, 1000 Nassirya» - o ai toni violenti urlati nei megafoni del corteo: gli antagonisti on line fanno sapere di «voler alzare il tono» nella «Milano divenuta laboratorio politico per la destra istituzionale ed estrema».
Per questo, aggiunge De Corato, è «importante che le forze dell’ordine siano pronte a intervenire, soprattutto in considerazione del fatto che una mobilitazione così estesa vedrà la presenza di militanti meno noti a livello locale e così in grado di agire indisturbati». Scenario allarmante che spinge Alleanza nazionale a chiedere al vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, Daniele Farina, di «adoperarsi per la sicurezza della città». Richiesta al portavoce storico dell’autonomia in salsa meneghina di «tenere sotto controllo i suoi amici» che non ha però ottenuto alcuna risposta.