Centro sportivo abbandonato ai topi

Roberta Bottino

Quattro campi da calcetto, spogliatoi super attrezzati, docce, bagni, persino una cucina, insomma un vero paradiso per gli amanti dello sport. Tutto nuovo di zecca: impianti elettrici, infissi, piastrelle e l'acqua scorre che è un piacere da ogni singolo rubinetto. Peccato però che nessun atleta abbia mai dato un calcio al pallone su quei campetti o si sia fatto una doccia in quegli spogliatoi. Perché? Come al solito i lavori non sono stati portati a termine e da due anni queste strutture versano nel degrado e nell'abbandono. Dove? L'indirizzo è via Romairone, in Valpolcevera.
«Questa di San Biagio doveva essere un'area residenziale - spiega Giuliano Brighenti, consigliere di circoscrizione della Lega Nord -. Un quartiere da rilanciare che invece viene dimenticato dalle autorità competenti. Lo sperpero del denaro pubblico non ha mai fine».
Le immagini parlano sicuramente più delle parole. Erba alta oltre il metro che durante i mesi estivi diventa il regno incontrastato di vipere e insetti, muri imbrattati, corridoi occupati da porte divelte e spazzatura, lavandini rotti, fili elettrici tagliati, porte e cancelli forzati. L'elenco di degrado non finisce qui perché, ciliegina sulla torta, sbandati e senza tetto hanno trasformato queste strutture sportive in alberghi.
«È chiaro che dei vagabondi entrano in questi edifici e se ne appropriano abusivamente - dicono l'azzurro Pietro Falanga e il consigliere di Alleanza Nazionale Alessio Bevilacqua -. Bottiglie e candele sono alcune tracce evidenti della presenza di persone che trascorrono ore e ore tra queste mura».
La denuncia di un simile abbandono arriva forte e chiara dai consiglieri d'opposizione della circoscrizione Valpolcevera. «Sono stati spesi centinaia di milioni» dicono all'unisono puntando il dito contro la civica amministrazione. L'assessore comunale allo Sport, Giorgio Guerello, giustifica la scandalosa situazione degli impianti sportivi di San Biagio con il fatto che si è aperto un complicato contenzioso tra diverse società. «Esiste un bando di gara mirato - dice Guerello -, proprio per trovare una soluzione e porre freno al degrado che esiste in quelle strutture. Noi però agiamo in assoluta trasparenza».
A non essere però così limpidi sono i vetri delle grandi finestre che illuminano la polvere che dopo lunghi mesi si è accumulata negli spogliatoi del «centro fitness» della Valpolcevera.
Se da un lato l'assessore allo sport del Comune di Genova è a conoscenza dello stato di abbandono in cui versano quegli impianti, sembra invece non saperne nulla il Presidente di circoscrizione Gianni Crivello. «Si immagini se non conosco la mia zona - dice infastidito -. Parlare di abbandono mi sembra eccessivo». Probabilmente è normale che i cancelli e le porte siano gettati a terra, è giusto che i lavandini siano spaccati, e che i campi da calcetto siano sprovvisti delle reti. Ma allora cosa intende il Presidente Crivello per «abbandono»? «C'è stato un ritardo sull'affidamento - aggiunge -, ed è per questo motivo che i lavori non sono proseguiti, ma ora ripartirà la gara e si risolverà il problema».
A fare qualche passeggiata nei bei campetti da calcetto e tra le aiuole però qualcuno c'è: i cagnolini della zona di San Biagio che scodinzolano e fanno i propri bisogni sopra quell'erbetta verde che, a guardarla bene, fa invidia persino alle criticate zolle dello stadio di Marassi. «Il Comune lamenta sempre la mancanza di finanziamenti - continua Brighenti -, ma poi, quando i soldi arrivano, vengono gettati al vento».
Alle spalle dei fantomatici impianti sportivi intanto fervono i lavori, ma non sono quelli per il completamento dell' oasi dello sport. «Stanno costruendo un grande magazzino - racconta Carlo Pesce, sindacalista Ugl -, anche se sul progetto iniziale era prevista la funivia che portava alla Madonna della Guardia. Improvvisamente però le ruspe lavorano per la costruzione di un grande centro commerciale che, ironia della sorte, con ogni probabilità finiranno prima dell'impianto sportivo di San Biagio».
Come diceva un vecchio detto, «chi va piano va sano e va lontano», ma c'è anche il rischio che non arrivi mai.