Centro storico, quanti progetti lasciati in un cassetto

Leggo, sul Giornale il bell'articolo di Sergio Maifredi sul centro storico dimenticato. Lo spontaneo meccanismo della memoria, risalendo indietro nel tempo, mi riporta ancora le molteplici onde sonore di quel profluvio di parole che nei decenni precedenti venivano pronunciate in ripetuti «incontri» (guarda caso!) proprio dedicati al centro storico. Industriali del settore edile, docenti della facoltà di Architettura, e politici di contorno si alternavano instancabilmente ad ipotizzare soluzioni (alcune delle quali sarebbero state sicuramente utili e praticabili per migliorare sia il presente degli abitanti di allora sia il nostro che così bene l'inquilino di vico Salvaghi ci illustra).
Non va dimenticato, tra l'altro, che non poche di quelle parole si tradussero in progetti edilizi particolareggiati che la Civica Amministrazione commissionò generosamente foraggiando gli studi degli architetti amici (come si usa fare anche attraverso la tecnica generica delle consulenze). Non ci sarebbe stato nulla di male se qualcosa di significativo si fosse tradotta in atto. Tutto purtroppo finì in un qualche (capiente) cassetto (credo dell'Assessorato all'Urbanistica). Ciò che emerge è particolarmente preoccupante in quanto svela come determinate viuzze sono state abbandonate, diventando delle piccole discariche a cielo aperto come avveniva nel medioevo (con grande meraviglia dei viaggiatori arabi) e avviene oggi qua e là nel Terzo mondo. Che l'ombra della palma (come diceva Leonardo Sciascia, con altra intenzione significante) sia ormai arrivata da noi stabilmente, quanto accaduto a Napoli lo conferma senza ombra di dubbio. Seguirà Genova la stessa sorte? Ci auguriamo di no, pur consapevoli del paracadute che ci offrirebbe senz'altro il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
La Civica Amministrazione (con il concorso delle Forze dell'Ordine e dei genovesi tutti) dovrebbe sforzarsi di affrontare il problema del centro storico, abbandonando tutte quelle remore che la conclamata «cultura della solidarietà» (consistente sovente nel far finta di non vedere) ha inoculato negli amministratori, bloccando l'attuazione delle misure di buon senso.
Occorre innanzitutto garantire la pulizia del centro storico che, non essendo una casbah extraterritoriale, va controllato per cercare di allontanare tutti coloro che «non ci devono stare». Dal punto di vista urbanistico qualche «sindaco galantuomo» ebbe a indicare nell'abbattimento di un numero limitato di edifici, non solo la possibilità di creare spazi utili ma anche la possibilità di rendere più vivibile lo stesso centro storico.
Purtroppo, l'attuale sindaco (Marta Vincenzi) ricusando l'arrivo in città di reparti dell'esercito ha bucato un'altra notevole gomma. Il controllo del territorio infatti è un discorso (e una pratica) complessi che si sforzano di rimediare all'intrecciarsi di ciò che è legale e di ciò che non lo è, unitamente agli altri aspetti del vivere quotidiano (dalla pulizia, che è anche questione di disciplina legata ad un certo concetto di civiltà alla permanenza in città di persone che non hanno il permesso di soggiorno; dalla speculazione di residenti italiani o stranieri nei confronti di coloro che hanno bisogno di un tetto per dormire alla creazione di attività singolari senza alcun rispetto delle regole). Ora i sindaci hanno nuove attribuzioni in materia di ordine pubblico, è tempo che prendano provvedimenti senza continuare a portare a spasso con le chiacchiere la cittadinanza.