Centro-Sud, dopo i roghi le accuse: "Le colpe sono di Regioni e Comuni"

Il capo della Protezione civile punta il dito su governatori e sindaci per il flop dell’apparato anti incendi. Inchiesta sui ritardi nei soccorsi. E intanto l'Italia continua a bruciare: ieri altri 500 focolai in tutto il Mezzogiorno. <a href="/a.pic1?ID=195353"></a><a href="/a.pic1?ID=195353" target="_blank"><strong>Sfollati: file, lacrime, solidarietà</strong></a>

Foggia - Su due punti almeno sono tutti d’accordo: l’Italia sta bruciando e qualcuno ha acceso i fuochi. Sul resto, responsabilità, ritardi, su ciò che si doveva fare e non si è fatto, sul prima e sul dopo, è una grande zuffa. Peschici, il giorno dopo, è cenere e carcasse di auto, campeggi rasi al suolo e donne in bikini ancora stanche, sorprese, sconvolte. Il conto delle vittime ormai è ufficiale: sono due. Ma altre due persone sono morte in incidenti stradali provocati dal fumo degli incendi. Gli sfollati sono 3.500 e i turisti stanno tornando a casa o vengono alloggiati in strutture di emergenza. I fuochi intanto continuano a manifestarsi ovunque, in Calabria, Campania, Sicilia, Lazio, Molise, Abruzzo e Sardegna. Alla fine si contano 524 incendi e oltre 5000 sos al corpo forestale. Sul Gargano sindaci e amministratori locali cercano di trovare una risposta a questo disastro. Il sindaco di Peschici dice che i soccorsi sono arrivati in grave ritardo. Il presidente della Regione Molise, Iorio, si lamenta che deve fare tutto da solo. La protezione civile non c’è. La risposta di Guido Bertolaso è dura: «Noi abbiamo fatto più del nostro dovere, sostituendoci a qualcuno che non ha fatto quello che doveva fare». Sotto accusa comuni e regioni. Primo. «Nel Gargano la prima richiesta di intervento aereo è arrivata alle undici e 20, ma non si trattava di Peschici. Sono passati solo quaranta minuti dalla richiesta d’intervento: mi domando quante ambulanze arrivano in così poco tempo dopo una richiesta d’aiuto». Secondo. «Fin da maggio avevo avvertito: sarà un’estate da incubo per il clima. Nessuno ha fatto nulla». Terzo. «Le regioni dovevano dotarsi di una propria forza aerea e fare il catasto delle aree bruciate per evitare speculazioni sui terreni». Le accuse di Bertolaso tornano al mittente.

La questione del catasto ora è diventata materia di dibattito politico. Un deputato della Margherita, Dorina Bianchi, propone di dichiarare inutilizzabili per 10 anni i terreni bruciati. È un modo per tenere lontani i piromani e gli speculatori. Ma prima serve il catasto. I piromani sono diventati più invasivi e organizzati. Bertolaso racconta che sono assassini spietati: «Se una volta il piromane utilizzava la semplice carta incendiata per far bruciare i boschi, oggi si assiste al meschino utilizzo di animali. Soprattutto cani e gatti, che cosparsi di benzina vengono buttati nella boscaglia provocando gli incendi». La procura di Lucera intanto apre un’indagine nei confronti di ignoti per incendio e omicidio doloso. Domenico Pappaterra, commissario del Parco Nazionale del Pollino, denuncia una strategia incendiaria che coinvolge mezza Italia: «Siamo di fronte a episodi di terrorismo ambientale». In Calabria arriva l’esercito e scatta lo stato d’emergenza. Qualcuno aspetta i soldi del risarcimento. Ma al fondo di solidarietà dell’Unione europea non sono ancora arrivate richieste dall’Italia. E anche sui soldi, prima o poi, scoppierà la polemica.