«Un centro unico al mondo nella capitale del mercato»

Silvia Broggi

Discreto, riservato, Tabibnia non parla volentieri di sé. È quasi difficile persino sapere che è nato a Teheran, ha vissuto diversi anni in Israele ed è arrivato a Milano nel 1981. Preferisce lasciare la parola al suo progetto
Come è nata l'idea di creare un centro di cultura in una galleria antiquaria?
«Questo progetto parte dalla consapevolezza che il settore del tessile antico è poco conosciuto nella sua profondità; mancano le strutture e le pubblicazioni sono scarse e difficilmente reperibili. Chi si accosta a quest'arte ha pochissimi riferimenti mentre, come in tutti i settori, studio e conoscenza sono indispensabili per riuscire a capire perché un esemplare vale e l'altro no, perché uno è autentico e l'altro no. Credo di essere stato molto fortunato. Questo è un modo per restituire parte della fortuna che ho ricevuto, di mettere a disposizione di altri quello che ho imparato e raccolto».
Ci sono altri centri nel mondo simili a questo?
«Che io sappia solo la Textile Gallery di Londra, un centro eccellente ma più limitato, probabilmente per ragioni di spazio».
Perché ha scelto Milano?
«Anche se non sono in molti a saperlo (lo ignorano persino alcuni mercanti), Milano è considerata la capitale mondiale del tappeto da collezione per numero di gallerie che trattano questo segmento e per la qualità delle loro proposte: più di 20 gallerie attive in questo settore, alcune tra le più qualificate al mondo, mentre negli altri Paesi sono poco più di una decina. Si può dire che oggi buona parte della proposta mondiale di oggetti da collezione faccia capo a Milano. E non bisogna dimenticare che l'Italia è al primo posto per numero di collezionisti e livello delle collezioni».
Quando ha cominciato a lavorare a questo progetto?
«Premessa: a me interessa reperire, trovare e acquisire gli oggetti, la vendita viene poi quasi come una necessità. Così all'inizio degli anni Novanta, quando mi sono accorto che l'offerta stava calando moltissimo e diventava sempre più difficile trovare esemplari di pregio sul mercato, ho deciso d’aprire una galleria dove raccogliere, studiare e seguire il percorso di tutti gli oggetti “incontrati”. Ho cominciato a catalogarli, a schedarli e soprattutto a porre come condizione per la vendita il diritto di prelazione nel caso il collezionista decida di cedere il suo pezzo. In questo modo non vanno dispersi. So dove sono, li posso chiedere in prestito per una mostra e, in teoria, si possono sempre riacquistare. In futuro vorrei ospitare tutte queste collezioni in un museo. È un progetto che sto portando avanti insieme ad altre persone, ma ci vorranno ancora molti anni. Il centro che inauguriamo oggi è il primo passo in quella direzione».
Esistono già dei musei dedicati a questo settore?
«Oggi nel mondo esiste un solo museo specializzato, dedicato all'arte tessile, il Textile Museum di Washington; poi ci sono musei che hanno importanti collezioni di tappeti antichi - Victoria and Albert di Londra, Metropolitan di New York, Museo di Arte Islamica di Berlino, Kunstmuseum di Vienna, Turk va Islam di Istanbul - ma lo spazio che dedicano a questo genere di reperti è limitato: difficilmente espongono più di 100, massimo 150 esemplari, e in genere privilegiano l'alta epoca. Io vorrei un museo che contempli tutte le aree e tutti i periodi».
Lei tratta anche con i musei?
«Per motivi di studio e ricerca, la nostra squadra dialoga quotidianamente con musei ed università di tutto il mondo, ma da un punto di vista commerciale preferisco collocare gli oggetti in collezioni a noi vicine, che un domani possano formare il nucleo per il futuro museo italiano».
Ma lei è riuscito a comprare dai musei?
«Qualche volta succede, con alcuni pezzi ricevuti in donazione. Ho comprato diversi oggetti. Come, ad esempio, un tappeto che proveniva dal Paul Getty Museum. Però quella dei musei non è mai una vendita diretta. Per statuto devono passare attraverso un'asta».
C'è qualche esemplare che è rimasto nei suoi desideri?
«Esistono dei Kashan - tappeti della Persia centrale - della seconda metà del Cinquecento, interamente in seta. Se ne conoscono pochissimi esemplari, quasi tutti proprietà dei musei. Nel 1999 ne è stato messo all'asta uno, proveniente dalla collezione Rotschild. Io ho rilanciato fino a un milione di sterline, ma il tappeto venne aggiudicato per 1 milione e 50.000 sterline al Museo del Qatar, un museo che doveva essere aperto di lì a poco. Al momento mi sono sentito “sollevato” per non aver speso quella cifra, oggi mi pento perché il valore è aumentato e perché era l'ultimo disponibile».