Un centrocampista in più per sorreggere l’attacco

Contro Shevchenko e l’Ucraina, cenerentola del mondiale, prima partecipazione nella storia di quel Paese, l’Italia socialista di Marcello Lippi. Il ct, il cuore a sinistra, lo scudiscio nella destra, descrive la sua ultima Nazionale come uscita da un convegno di politologi. «Per la quinta partita in 18 giorni occorre una equa distribuzione della fatica» è la frase che introduce e motiva la modifica del disegno tattico, con l’arrivo di un altro centrocampista disposto a reggere l’impalcatura del gioco d’attacco puntato sul talento di Totti e sulla vena, tutta da ritrovare, di Luca Toni. Sullo sfondo dello stadio di Amburgo manca solo il quadro di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il quarto stato, con Lippi e il genio romanista nei panni dei due lavoratori, barba lunga e giacca sulle spalle, e poi l’accostamento suggestivo risulta completo. Socialista o no, disposta al mutuo soccorso per non pesare sui muscoli affaticati dei quattro stakanovisti del gruppo (Buffon, Cannavaro, Pirlo e Perrotta sono i sempre presenti, da Hannover in avanti), l’Italia di stasera ha una sua logica ma soprattutto dinanzi agli occhi una grande, immensa opportunità.
Partiamo dalla razionalità delle scelte più importanti. Lippi è consapevole della realtà: non ha un gruppo in gran salute. Gli acciacchi di Nesta, uno dei suoi pochi top, seguiti a quelli di Zambrotta e Gattuso e le squalifiche di Materazzi e De Rossi sono un handicap eccessivo anche per il calcio azzurro che non gode di sontuosi ricambi. In difesa spunta, per l’occasione, un corazziere fiorentino, Barzagli, frequenta il Palermo non il calcio della coppa Campioni. Deve mettere il bavaglio a uno Shevchenko in gran ripresa, dopo stenti e guai fisici. Può godere della guida spirituale di Cannavaro, il vero leader del reparto e della squadra intera. A centrocampo, Gattuso e Perrotta, vicini al collasso, possono contare sul sostegno di Camoranesi: devono dividersi il lavoro sporco, i rientri, i recuperi, le rincorse, i contrasti. Nel calcio, come nel rugby, c’è chi suona il piano e chi lo sposta. Per la prima mansione, basta e avanza Pirlo, che pure avverte qualche sintomo di esaurimento. È l’unico che ricama gioco e duetta con Totti, l’altra musa ispiratrice. Per la seconda mansione, devono impegnarsi tutti gli altri, Gattuso e Perrotta, Camoranesi di rinforzo, e i terzini, Zambrotta e Grosso.
Totti lancia segnali di rinascita. Ha il cuore nello zucchero, si sente finalmente al centro della scena, la rivalità con Del Piero messa in un cassetto, gli azzurri se lo coccolano come si fa con le star. A Kaiserslautern bastarono un lancio telecomandato e un rigore, stasera deve infiocchettare la prova. Discutibile appare solo la fiducia accordata a Toni, ancora a secco, al pari di Trezeguet, ma il francese si vede poco, in campo, dalle parti di Henry. Gilardino è stanco, d’accordo ma lasciare da parte Inzaghi, fresco e pimpante, è un azzardo. Lippi, come tutti i suoi predecessori, spera in una scintilla, sogna un altro Paolo Rossi, un altro Roberto Baggio.
Oltre l’ostacolo Shevchenko e la sua Ucraina, c’è la gloria assicurata di una semifinale e di un piazzamento eccellente, tra le prime quattro al mondo, Berlino o Stoccarda nel mirino. Raggiungerla in condizioni ambientali difficili e con la complicazione di infortuni e squalifiche, è una gran bella impresa. Tornare a casa, castigati da Sheva e una banda di buoni calciatori, non sarebbe esaltante. Ci lascerebbe nel mare aperto di critiche e censure severe. A Losanna, meno di un mese fa, nell’amichevole con l’Ucraina, allora senza Shevchenko alle prese col suo accidente muscolare, finì con uno 0 a 0 non propriamente misero di occasioni da gol. I ragazzi di Kiev hanno cuore e corsa, sono tosti e forse i cartellini possono scavare una bella differenza ma si possono piegare con passaggi alla mano, precisi, sui piedi, per evitare dispendio di energie. E con un attacco che funzioni, subito e bene. Al resto provveda la Nazionale socialista e quella difesa di acciaio.