Centrodestra all’attacco: «Parlamento umiliato»

Bertolini (Fi): «Premier spudorato». Volontè (Udc): «Grave scorrettezza»

da Roma

Nonostante la tutt’altro che consueta seduta prefestiva, continua alla Camera il muro contro muro sulla Finanziaria. Con il governo che incassa la fiducia sul maxiemendamento, la maggioranza che accusa il centrodestra di aver fatto ostruzionismo e l’opposizione che parla di «umiliazione del Parlamento».
Già di prima mattina è il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi a puntare il dito contro il centrosinistra perché «è ben triste che chi ha sempre invocato i diritti del Parlamento sia artefice della più grave spoliazione della sua sovranità». «Il voto di fiducia - attacca Bondi - è prima di tutto una sconfitta dei parlamentari della stessa maggioranza, a cui è stato impedito di presentare e di discutere i propri emendamenti». Di «spettacolo indegno» parla l’azzurra Isabella Bertolini. «Prodi - dice - è spudorato, segno che è arrivato alla canna del gas. La fiducia di oggi è il primo movimento del suo de profundis. E questa Finanziaria abominevole sarà il cimitero politico del Professore». «La fiducia chiesta dal governo - dice intervenendo in Aula in rappresentanza di Forza Italia Marino Zorzato - serve a risolvere le questioni interne alla maggioranza». Secondo Jole Santelli, invece, la manovra «non tiene conto delle esigenze di un importante settore come quello della sicurezza». Alla Sicilia guarda invece il capogruppo al Senato Renato Schifani, che punta l’indice contro «la sostanziale assenza di seri interventi per il Sud» e «la cancellazione di progetti che rilancino l’economia come il ponte sullo Stretto». Ma «il massacro» di questa Finanziaria, dice Schifani, «non basterà a piegare» la Sicilia. Di «Paese sul piede di guerra» contro la politica del governo parla Antonio Leone, vicepresidente dei deputati azzurri. «Questa manovra - gli fa eco Paolo Romani - è del tutto sbagliata, per la mancanza di una prospettiva di crescita, per l’assenza di risanamento e per la negazione di equità».
Per An è Gianni Alemanno che interviene in Aula e accoglie il voto di fiducia «come una liberazione». «Naturalmente - dice - la richiesta di fiducia è pretestuosa e costituisce una violenza verso il Parlamento, ma arriva dopo 50 giorni di palude, durante i quali sono arrivati 224 emendamenti del governo. Una Finanziaria in progress che ancora non ha una fisionomia definita, visto che ora si parla di altri provvedimenti da rinviare al Senato». Per Adolfo Urso, invece, visti «i tagli alle attività di sostegno al commercio estero», Prodi si sta comportando «come Attila in Italia» perché «l’Ice sarà costretto a chiudere 35 sedi all’estero». Torna sul problema sicurezza Maurizio Gasparri. «Le forze dell’ordine - attacca - hanno una ragione in più per scendere in piazza visto che il maxiemendamento non ha accolto nessuna richiesta e la situazione degli uomini e delle donne in divisa rimane di totale mortificazione». Mentre il portavoce di An Andrea Ronchi ironizza sul fatto che il governo abbia respinto l’emendamento sull’abolizione dell’Ici per la prima casa («nelle ultime ore di campagna elettorale Prodi rincorse Berlusconi dicendo che l’avrebbe abolita anche lui»).
Anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, ieri a Napoli, affronta la questione sicurezza. «Dire “staremo vicini a Napoli” e poi non trovare nella Finanziaria i soldi per i carabinieri e la polizia - dice - è una presa in giro». Contro la scelta di porre la fiducia anche Luca Volontè, capogruppo dell’Udc alla Camera. È una «grave scorrettezza», dice, «aver sostenuto la necessità della fiducia come contromisura all’ostruzionismo della Cdl visto che i tempi a disposizione per discutere c’erano ancora».
Attacca anche il Carroccio. «La Lega Nord - interviene in Aula Massimo Garavaglia - non darà la fiducia a questo governo che pagherà molto caro avere considerato come principale nemico sociale da attaccare il mondo produttivo che regge l’economia del Paese». Contro Prodi si scaglia invece il vicecapogruppo Roberto Cota: parla come se fossimo «negli anni Settanta», quando «le Finanziarie servivano a turare le falle di una spesa pubblica in crescita e si chiedevano sacrifici senza riforme». Sulla manovra, chiosa il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, il Professore «non cadrà» perché «anche nell’opposizione c’è chi non vuole». «Il governo - aggiunge - se ne andrà a casa a marzo quando il dibattito si sposterà sulle pensioni».