Il centrodestra attacca: «È un giornale-partito»

Fini: schierarsi un mese prima è segno di imbarazzo. Castelli: c’è un regime, ma di sinistra. L’Unione con via Solferino

da Roma

Ancora proteste dal centrodestra e sostegno nel centrosinistra. Ma non manca nemmeno chi, nella Casa delle libertà, ringrazia ironicamente Paolo Mieli. L’editoriale nel quale il direttore del Corriere della Sera ha schierato a sinistra il primo giornale del Paese, continua a tenere banco. Anche a causa di un inserto dell’Unione distribuito ieri con il quotidiano. Accuse dal vice coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto: il Corriere della Sera «scende in campo sul terreno della campagna elettorale non solo con il fondo di ieri del suo direttore, ma oggi addirittura con un inserto di vignette di Altan precedute da un’introduzione di Romano Prodi. Oltre alla scelta di campo, dunque, il Corriere della Sera perde anche il suo tradizionale stile e dà spazio anche alla satira politica militante». Ormai, per il numero due degli azzurri, il quotidiano milanese è «un giornale-partito».
E non è un caso isolato, a giudizio del ministro della Giustizia Roberto Castelli: «Oggi abbiamo questo panorama: il Sole-24 Ore diretto da un uomo di sinistra, la Stampa diretta da un ex comunista, La Repubblica non parliamone e poi c’è anche il Corriere della Sera. Sono d’accordo con Flores D’Arcais - ironizza il Guardasigilli -. In Italia c’è un regime, ma di sinistra». Per il vicepremier Gianfranco Fini «schierarsi un mese prima delle elezioni è sintomo di un certo imbarazzo», forse «c’è preoccupazione per la crescita del centrodestra».
Ora gli occhi sono puntati sulla reazione dei lettori del Corsera e, soprattutto, sulle vendite del quotidiano milanese. Castelli è sicuro che l’editoriale di Mieli abbia fatto perdere copie. Paolo Romani, sottosegretario ed esponente di Forza Italia, propone ai militanti ed elettori del centrodestra uno «sciopero dell’acquisto», una scelta legittima visto che l’editoriale del direttore del quotidiano di via Solferino «è una dichiarazione di guerra a Forza Italia e al suo leader, una presa di posizione del tutto pregiudiziale e senza una motivazione». Sull’altra sponda politica, Enzo Carrà annuncia contromisure: «La Margherita pubblicherà sull’home page del proprio sito e nei siti collegati l’editoriale di Paolo Mieli che sta suscitando tante polemiche e nei prossimi giorni invierà l’articolo a tutti gli utenti presenti nella mailing list e a tutti gli iscritti con la richiesta di diffonderlo». Il sostegno della sinistra a Mieli è arrivato anche dai quotidiani della sinistra. Europa, Liberazione e il manifesto, hanno parlato di «coraggio» del direttore per essersi apertamente schierato con l’Unione. Un sostegno a Mieli anche da Enzo Biagi, ex giornalista Rai e dello stesso Corsera. «È giusto - ha sostenuto - dire perché si sta da una parte. Si prende posizione anche quando si sta zitti». Sostegno anche da Francesco Rutelli, uno dei politici elogiati nell’editoriale. «Sono consapevole che non tutti i lettori del Corriere seguiranno la scelta del direttore - ha osservato il presidente della Margherita - ma in quella dichiarazione c’è la consapevolezza che per affrontare i problemi del Paese serve il centrosinistra».
Anche nel centrodestra qualcuno fa notare che, tutto sommato, l’uscita di Mieli, ha aspetti positivi. «È meglio conoscere l’avversario per potersi difendere. I lettori del Corriere della Sera conoscono l’avversario e potranno leggere con sufficiente spirito critico tutto quello che gli viene propinato questo mese», è ad esempio l’opinione del viceministro ed esponente di An Adolfo Urso. Il ministro Udc Rocco Buttiglione ringrazia Mieli per aver assicurato agli editorialisti la possibilità di esprimere opinioni diverse dalla sua. E se anche per l’ex segretario dell’Udc il Corriere ha perso «un pizzico di credibilità», un’interpretazione originale viene da Massimo D’Alema. Il presidente Ds fa un paragone tra il caso Mieli e un episodio che vede protagonista Gianni Agnelli. «Nel 2001 - ha ricordato il presidente dei Ds - l’avvocato sostenne Berlusconi, e mi spiegò il motivo con queste parole: poiché vincerà le elezioni, è mio dovere accompagnarlo e ridurre i danni».