Il centrodestra blinda i voti dei quattro deputati ex Fli

RomaSi chiama «Fare Italia» ed è la nuova componente del Gruppo misto alla Camera creata da quattro ex finiani: Andrea Ronchi, Antonio Buonfiglio, Adolfo Urso e Pippo Scalia.
L’obiettivo, spiegano i deputati del centrodestra, è quello di «realizzare le riforme necessarie al Paese, così come concordato con l’Europa, e nel contempo contribuire alla realizzazione in Italia della costituente popolare per riunificare il centrodestra italiano». La formazione di Ronchi, Buonfiglio, Urso e Scalia, infatti, per esteso si chiama «Fare Italia per la costituente popolare» e nasce in vista del congresso di Marsiglia del Ppe e del cammino verso la Costituente del Partito Popolare italiano. Ronchi ed Urso,infatti,avevano avuto da Angelino Alfano un incarico proprio su questo.
Nel momento in cui si fa la conta dei sostenitori del governo, dei dissidenti, dei frondisti, soprattutto in vista del prossimo voto di fiducia, i quattro fanno capire che rimarranno fedeli al Cavaliere ed escludono un clamoroso ritorno nel Fli. Ma indicano una strada ben precisa.«Non ci sono le condizioni per governi tecnici, ribaltonisti o pseudo di centrodestra», dice Ronchi, già ministro per le Politiche europee, dimessosi a novembre 2010 dopo lo «strappo» tra il premier e Gianfranco Fini e quest’estate uscito dal Fli per appoggiare la maggioranza. «Se in Parlamento - spiega - non ci dovessero essere i numeri per mantenere gli impegni presi con l’Europa e dare all’Italia le riforme che da troppo tempo aspetta non c’è che una via da seguire: andare alle elezioni anticipate».
Quanto a Urso, smentisce voci di un suo riavvicinamento a Fini, su Facebook: «Non so chi abbia diffuso la falsa notizia ma posso immaginarlo conoscendo come agisce la macchina della disinformazione. Non ho incontrato Fini né ho alcuna intenzione di tornare in Futuro e libertà». E raccomanda ai giornalisti di non «costruire fantasiose teorie prive di alcun fondamento».Sembra che del nuovo gruppo farà parte un quinto deputato della maggioranza, ancora sconosciuto.