Il centrodestra compatto si schiera con la categoria: «No alla liberalizzazione»

Alemanno incontra Bersani e informa i manifestanti che il governo è pronto al confronto a patto che cessi la protesta

Francesco Bisozzi

Per i tassisti si apre finalmente uno spiraglio. Dopo un incontro tra il ministro dello Sviluppo economico e Gianni Alemanno qualcosa pare infatti essersi sbloccato. «Bersani - ha riferito nel pomeriggio ai manifestanti il consigliere comunale di An - si è detto disponibile ad aprire un tavolo di confronto tra il ministero, i sindaci e le organizzazioni dei tassisti a patto però che le agitazioni vengano sospese». Una buona notizia al termine di una giornata turbolenta che ha visto sfilare per le strade della città la protesta delle auto bianche.
A turno, ieri, gli esponenti di An e Forza Italia si sono presentati davanti ai lavoratori in rivolta per ribadire il loro sostegno alla categoria. Questa volta però in stampatello e a lettere cubitali, come si è intuito fin dal mattino dalle dichiarazioni rilasciate da Alemanno sul palco allestito alle spalle del Circo Massimo: «La liberalizzazione delle licenze è una vergogna. Faremo in modo che il decreto non passi. Il centrosinistra ha scelto la vostra categoria per usarla come capro espiatorio per le sue liberalizzazioni». Nell’occasione l’ex ministro delle Politiche agricole ha anche annunciato di voler studiare una strategia di risposta assieme a una delegazione di tassisti. Dopo il suo intervento il testimone è andato a Fabio Sabbatani Schiuma, consigliere comunale di An: «La vostra è una battaglia di giustizia sociale in difesa del lavoro autonomo». Presente pure Marco Marsilio, capogruppo di An in Campidoglio: «La mia partecipazione testimonia la solidarietà nei vostri confronti da parte del gruppo comunale di Alleanza nazionale. C’è qualcuno molto in alto che non vede l’ora che i manganelli di poliziotti, carabinieri e finanzieri si abbattano su di voi. Vanno studiate nuove forme di protesta per evitare di cadere nella trappola della repressione poliziesca». Dello stesso avviso il senatore Francesco Storace: «Dobbiamo guardarci in faccia e non cedere alle provocazioni. La partita si può ancora giocare e io so bene cosa state soffrendo».
Con loro c’era anche il capogruppo capitolino di Forza Italia, Michele Baldi: «Emerge sempre più l’incapacità di concertazione propria di questo governo. Gli effetti sono drammatici. Sembra di stare in stato di guerra. La colpa è dell’esecutivo che mette sullo stesso piano i tassisti e i notai senza comprendere la differenza che passa tra un privilegio e un elemento di sopravvivenza. Il decreto che ha firmato in alcune parti è incostituzionale. Se la sinistra avesse studiato e concretizzato la delibera regionale sui tassisti promossa dal vecchio governo di centrodestra e dall’allora assessore Gargano si sarebbe risparmiata una brutta figura. E, soprattutto, non avrebbe avuto bisogno di attaccare degli onesti lavoratori penalizzando per giunta milioni di cittadini sul piano del trasporto».
A piazza Colonna, dove la manifestazione è sfociata nel primo pomeriggio, si è visto invece Teodoro Buontempo: «Si sta criminalizzando la categoria. Mi domando perché il governo ascolti i metalmeccanici e non i tassisti». Il parlamentare di An ha concluso informando i manifestanti di aver presentato un’interrogazione parlamentare e ha aggiunto che «con questo decreto la vita di 50mila famiglie cambierà in peggio». Maurizio Gasparri, dal canto suo, ha tirato direttamente in ballo il ministro allo Sviluppo economico Pierluigi Bersani: «L’altro giorno ha detto che le regole non si concertano. Chissà però se si sarebbe espresso allo stesso modo davanti alla Cgil o alla Lega delle cooperative». Al suo fianco, il parlamentare di An Mario Landolfi: «Questo decreto presenta una grave ambiguità. Non si capisce perché la liberalizzazione debba partire dai tassisti piuttosto che dai grandi monopoli».
Rincara la dose il consigliere comunale di An Marco Visconti: «Proprio quando i danneggiati si avvalgono di un loro sacrosanto diritto, quello dello sciopero - spiega - è incredibile come la maggioranza di governo e del Comune di Roma insorga contro i tassisti che non intendono far passare un decreto che penalizzerà ulteriormente la propria attività già di per sé così difficile. E poi, perché la sinistra usa due pesi e due misure? Perché durante il governo Berlusconi scioperare era un diritto sacrosanto e ora quasi un reato?». «Mi auguro - aggiunge Visconti - che il sindaco Veltroni affronti seriamente la questione. Va bene la concertazione da lui tanto decantata, ma che non vada a discapito del futuro di tanti tassisti e delle loro famiglie che saranno costrette a sopravvivere di questo lavoro qualora il decreto taxi fosse convertito in legge. Sono anni che il Comune accumula promesse su promesse verso la categoria che ha sempre disatteso. È ora che Veltroni e Calamante le mantengano».