Centrodestra davanti a Pavia e tenta il colpaccio a Mantova

La mappa politica delle Province potrebbe restare tale e quale. A dare il verdetto definitivo saranno i risultati del ballottaggio ma sembra ormai sicuro che la Provincia di Pavia resterà in mano al centrodestra, confermandosi uno dei baluardi della coalizione. Il Pdl invece non riesce ad espugnare al primo colpo la roccaforte del centrosinistra, la provincia di Mantova. Ci riproverà fra un paio di settimane. A far ben sperare sono i risultati delle scorse comunali, quando la coalizione di centrodestra era riuscita in un’impresa pressoché impossibile: far cambiare colore politico alla città di Mantova, storicamente rossa e ribaltare il segno dell’amministrazione. Ora si punta al bis in Provincia.
«Credo ci sia una forte possibilità che a livello provinciale non cambi nulla - commenta il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà -. Tuttavia il ballottaggio va considerato una partita a sé. Al secondo turno l’affluenza alle urne solitamente è molo diversa. A Pavia non dovrebbero esserci problemi. Mantova invece è sicuramente una partita più difficile. Ma non arrendiamoci, quella è la terra delle sorprese e le scorse comunali ne hanno dato conferma». Nella sua riflessione, Podestà fa anche notare che il Pdl al ballottaggio può anche contare sul voto si tutti quelli a cui non sono piaciuti i risultati di queste comunali.
A Pavia la partita si gioca tra l’ex assessore all’Ambiente Ruggero Armando Invernizzi, sostenuto da Pdl e Lega (che in serata sfiora il 44%) e Daniele Bosone che si è presentato con la Lista Bosone, Pd, Idv, Sel (al 33,8%). Resta con il cerino in mano il presidente uscente della Provincia, Vittorio Poma, che era stato eletto al primo turno con il 50,2%. Evidentemente non gli ha portato gli stessi consensi la scelta di correre con l’Udc.
Al ballottaggio per guidare la provincia più periferica della Lombardia, quella di Mantova, ci sono Giovanni Fava (sostenuto da Pdl e Lega) al 41,49% in tarda serata e Alessandro Pastacci (che corre con Pd, Italia dei valori, pensionati e qualche lista civica) al 41,47%. I due corrono una partita sul filo del rasoio, visto che la differenza dei voti si gioca nell’arco di poco più di un punto percentuale. Fuori dai giochi restano Rifondazione, la Lega Padana e l’Udc che determineranno, nei nuovi schieramenti del secondo turno, la vittoria dell’uno o dell’altro.