Il centrodestra difende la famiglia ma An apre sui diritti individuali

Anna Maria Greco

da Roma

Il Parlamento definisca che cosa s’intende per famiglia e il governo s’impegni «a escludere qualsiasi parificazione, anche implicita, fra la convivenza e la famiglia». Un gruppo di senatori della Cdl (Mantovano, Buttiglione, Bianconi, Marconi e Polledri) prepara una mozione perché le Camere intervengano sulla questione delle coppie di fatto, prima che il Consiglio dei ministri si esprima sul disegno di legge annunciato dal ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini per il 31 gennaio. Un modo per bloccare un’apertura dell’esecutivo sui Pacs ed evitare l’equiparazione delle unioni di fatto sul piano di successioni, assegni familiari, fisco e alimenti.
Ma anche nel centrodestra ci sono voci che chiedono un dibattito sui diritti individuali, senza scardinare il concetto di famiglia riconosciuto dall'articolo 29 della Costituzione. Forza Italia lancia un appello al presidente della Repubblica, spiega il coordinatore nazionale Sandro Bondi, affinché intervenga per impedire «la manomissione della Costituzione» anche sulla famiglia. Ma per l'azzurro Francesco Giro, l'obiettivo da perseguire è quello indicato anche da Fabrizio Cicchitto, di «estendere anche alle coppie di fatto diritti singolari e patrimoniali, ancora negati senza che ciò produca dei surrogati del matrimonio e della famiglia».
Molto più negativo il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione: «I diritti della famiglia tradizionale, composta da una madre, un padre e un numero variabile di bambini, sono costituzionalmente garantiti e sistematicamente ignorati nel dibattito politico. Il governo presenti piuttosto una proposta di legge per tutelarli».
Decisamente contrario ai Pacs, soprattutto per i gay, è Umberto Bossi: «Lo hanno fatto apposta a Natale perché è la festa della famiglia. Hanno voluto farlo apposta per dare uno schiaffo alla Chiesa e al Cristianesimo, non si spiega altrimenti. Ma la gente non è scema, li fermeremo». Di «deriva zapaterista» parla anche Renato Schifani di Fi, avvertendo però che nulla è stato deciso. «In Commissione - sottolinea- un emendamento che assegnava sgravi fiscali ai conviventi è stato eliminato e declassato ad ordine del giorno, sconfessando il governo. Si tratta dunque di una battuta d'arresto e non di un passo avanti». Schifani apprezza la posizione del presidente del Senato, Franco Marini, che ha chiesto un ampio dibattito sui Pacs, dopo le Feste, mentre per Maurizio Gasparri di An si tratta di un «gesto pilatesco».
Contro il progetto della Pollastrini è Ignazio La Russa di An, ma Francesco Storace chiede che la Cdl apra una discussione sulla questione: «Bisogna ragionare su quanto riguarda il valore rappresentato dalla dignità del diritto della persona, compreso il discutere di unioni diverse dal matrimonio con le quali, dopo anni di rifiuto, abbiamo il dovere di confrontarci». Anche Gianni Alemanno, dello stesso partito, dice sì al riconoscimento dei diritti individuali, no a quello delle coppie di fatto. Osserva l’azzurra Chiara Moroni: «Oggi una coppia eterosessuale può scegliere liberamente di unirsi in matrimonio o di vivere una condizione “non normata”.Una coppia omosessuale non ha la stessa possibilità di scelta».
La Democrazia Cristiana non considera la disciplina delle unioni di fatto una priorità, «ma nemmeno un tabù», precisa il segretario Gianfranco Rotondi che dice «no» a crociate contro gli omosessuali. Assolutamente contrario all’equiparazione tra famiglia naturale e unioni di fatto, il responsabile di An per le politiche della famiglia Riccardo Pedrizzi, sottolinea: «Le tutele previste per gli aderenti al Pacs sono in realtà già riconosciute a livello giurisprudenziale e godibili attraverso il codice civile, il diritto privato, comune o volontario, ossia mediante un rapporto giuridico bilaterale che non ha bisogno di nessuna legge per avere validità».