Il centrodestra firma le mozioni contro il centrodestra

Il boomerang di Saldo e company si concretizza nel pomeriggio quando il presidente Burlando, forte del voto della minoranza all’ordine del giorno commenta: «Mi sembra significativo che l’assemblea tutta sostenga questa posizione. La Giunta valuterà anche di appellarsi alla Corte costituzionale per bloccare il decreto 133». Una nota di Gabriele Saldo (Forza Italia), Nicola Abbundo (Moderati per il Pdl), Francesco Bruzzone (Lega Nord) e Gianni Macchiavello (Lista Biasotti) tenta di smorzare: «Abbiamo voluto evitare che la sinistra estrema portasse forzatamente in aula la riforma del sistema scolastico, strumentalizzando un tema delicato. Il ministro Gelmini- scrivono i capigruppo dell’opposizione- ha sempre dimostrato la sua totale disponibilità al confronto. A lei va la nostra solidarietà e vicinanza in merito ai continui attacchi». Sarà, ma l’ordine del giorno votato all’unanimità dell’assemblea, poche righe su un foglio bianco, sembra stato scritto con la penna rossa, senza che nessuno del centrodestra abbia potuto metterci mano. Il fatto è che la valutazione di un documento firmato in una assemblea legislativa assume un carattere squisitamente politico. E ad assaporare questo scivolone sono stati soprattutto quelli della maggioranza che, per una volta, sono riusciti a farsi forza di divisioni che non interessavano la loro parte.
Non bastava la moschea, ci mancava l’autogol sulla riforma della scuola accompagnato dall’altra divisione quotidiana: la legge elettorale per le elezioni europee approdata in questi giorni alla Camera dei deputati e sotto il tiro dell’opposizione parlamentare (ed extra) che affonda, sia sulla soglia di sbarramento fissata al 5%, sia sulla decisione di bloccare le preferenze. E il fatto che sulla scheda elettorale non si possa più scrivere il nome del candidato prescelto è anche il cavallo di battaglia che l’Udc sta utilizzando per dimostrare la propria opposizione al governo.
Così ieri mattina il capogruppo dei Cristiano democratici in consiglio regionale, Rosario Monteleone, ha presentato insieme al collega di partito Luigi Patrone un ordine del giorno che chiede «il mantenimento della possibilità per i cittadini alle elezioni europee di scegliere i parlamentari, anche riducendo ad una sola le preferenze, e chiedendo altresì di introdurre la preferenza nell’attuale legge elettorale per il Parlamento italiano». Non solo, ma già nelle premesse l’odg udicino non era stato tenero nei confronti della legge elettorale voluta da Pdl e Lega e sostenuta in modo particolare dal premier Silvio Berlusconi e dal ministro Roberto Calderoli. Monteleone e Patrone chiedono infatti che il consiglio si impegni contro una norma «che già in occasione delle elezioni politiche ha privato i cittadini della possibilità di scegliere i loro parlamentari e tale scelta è affidata esclusivamente ai leader di partito» e ancora «che nell’ambito di una riflessione sul ruolo dei partiti e la loro forma democratica, l’esclusione del voto di preferenza rischia di alimentare una deriva leaderistica estranea alla tradizione popolare». Firmato (oltre ai capigruppo della maggioranza) Gabriele Saldo, Gianni Plinio, Francesco Bruzzone, Gianni Macchiavello, Nicola Abbundo. Scelta che fa esultare Monteleone che parla della sconfitta «della repubblica del “Grande Fratello” che non ci appartiene né per cultura, né per interesse».
In consiglio regionale un’opposizione di centrodestra sembra esserci, bisogna capire se è contro il presidente della Regione Claudio Burlando o il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Federico Casabella