Centrodestra, mal di pancia dopo il confronto

Adalberto Signore

da Roma

Silvio Berlusconi ci mette una pietra sopra. Ed è una pietra tombale: «Il confronto tv con Prodi è stato il funerale della politica». Quelle regole così fredde e ingessate non vanno giù al presidente del Consiglio che da San Siro liquida il faccia a faccia televisivo con questo commento lapidario. E forse è un modo per rispondere anche alle dichiarazioni «ingenerose» dei suoi alleati.
Prima tocca a Gianfranco Fini, poi a Pierferdinando Casini. Nei giorni scorsi si sono sentiti più d’una volta per scambiarsi le rispettive opinioni sull’andamento della campagna elettorale e ieri, dopo l’ultima telefonata, l’inattesa presa di distanze da Silvio Berlusconi. Con il presidente di An, che guarda già al dopo elezioni e si augura che dalle urne esca «un centrodestra diverso dall’attuale» e «più capace di ascoltare la gente comune». E il leader dell’Udc che giudica il faccia a faccia tra Berlusconi e Romano Prodi «un dibattito del passato e sul passato» mentre «serve una dimensione che guardi al futuro degli italiani». Tace, invece, Umberto Bossi che con i suoi, però, non lesina critiche al premier: per «questa sua idea che la campagna elettorale si possa fare in televisione invece che sul territorio» e perché «quando parla di nuova architettura costituzionale invece che di devoluzione sembra quasi si vergogni della nostra riforma». Eppoi, «è possibile che ancora non abbia capito che il punto debole della sinistra sono le unioni omosessuali?».
Insomma, il giorno dopo il duello tv, Berlusconi sembra voler abbattere il recinto della politica ai tempi della par condicio mentre le due «seconde» punte della Casa delle libertà provano a smarcarsi. Secondo Fini, infatti, Berlusconi «ha cercato di essere promosso con il massimo dei voti e la lode» e questo è stato «un eccesso perché i tanti indecisi sanno che nella nostra società ci sono ancora molti problemi». A differenza di Casini, però, il leader di An non manca di criticare Prodi che «ha trasmesso apatia» ed è stato «piatto e grigio come il futuro che prospetta». Il presidente della Camera, invece, preferisce evitare critiche alla performance del leader dell’Unione («dare un giudizio sull’esito del dibattito è difficile») e ci tiene a ribadire soprattutto un concetto: «Un dibattito del passato e sul passato». Parole, e anche questo è sintomatico, che seguono un’analoga dichiarazione dell’ex segretario dell’Udc che, appena concluso il duello tv, era stato tranchant: «È stato un confronto tra l’Italia del ’96 e l’Italia del 2001. Mi sembra che sia mancata l’Italia del 2006».
An e Udc, dunque, in omaggio anche alla nuova legge elettorale proporzionale, prendono le distanze dal premier e da Forza Italia. Ma guardano pure al dopo elezioni, lanciando a Berlusconi un messaggio che secondo buona parte dei parlamentari della Cdl è eloquente: «Se vince l’Unione non si può non cambiare la leadership del centrodestra». Con la Lega, invece, che gioca un’altra partita, visto che da tempo Bossi va ripetendo che il Cavaliere «è l’unico garante dell’alleanza». Non a caso, il Senatùr avrebbe raccomandato ai suoi di non lasciare da solo Berlusconi in un momento così delicato perché «vedremo il da farsi solamente dopo le elezioni».
Il presidente del Consiglio, invece, ha dedicato alla riflessione il giorno dopo il faccia a faccia. «I giornali - dice ai suoi collaboratori di prima mattina - potevo anche non leggerli, perché non avevo alcun dubbio sul fatto che mi avrebbero dato perdente...». Poi, un altro sfogo sulle «regole da soviet con le quali mi hanno ingabbiato impedendomi ogni contraddittorio» e sul fatto che «mi avevano riferito che il discorso finale poteva sforare i tempi di risposta delle altre domande e invece non era così». «E non è vero - aggiunge - che sono insofferente alle regole, sono tutte falsità come quelle che ho sentito da Prodi. È solo che per dare il meglio ho bisogno del confronto, della sfida». Il premier, però, è pure consapevole di non aver dato il meglio, soprattutto dopo i primi venti minuti. Una considerazione su cui deve essere d’accordo pure Paolo Bonaiuti se chi lo ha visto rientrare a Palazzo Grazioli martedì sera dopo il faccia a faccia ancora ricorda il rumore delle porte che sbattevano dietro di lui. «Potevo essere più brillante - confida ai suoi Berlusconi - ma io penso di aver vinto. Magari si può parlare di pareggio, ma sconfitta proprio no...». Il rimpianto più grosso è quello di aver «perso una buona occasione per assestare il colpo del ko a Prodi», soprattutto nei due minuti e mezzo finali dove «potevo essere più brillante». Ma il Professore, è la convinzione del premier, «non può dare di più di quanto ha fatto e mi rifarò la prossima volta» (il 3 aprile).
E già prima degli appunti arrivati dai leader di An e Udc, Berlusconi aveva ragionato sull’impostazione da dare al prossimo faccia a faccia: «Concentrarsi sui progetti e sulle cose da fare», cercando di trasmettere un messaggio chiaro e, soprattutto, restando nei tempi fissati per ogni risposta. Anche perché, sui contenuti, «con Prodi non c’è stata storia».