Il centrodestra: «No ai colpi di spugna»

Il ritorno di Scalzone fa esultare la sinistra radicale, ma l’opposizione accusa: «È la resa dello Stato verso un terrorista»

da Roma

Torna in Italia grazie alla prescrizione Oreste Scalzone e l’estrema sinistra esulta per la «buona notizia». Spera che apra la strada ad altri ex terroristi fuggiti all’estero, magari con un’amnistia per chiudere con gli Anni di piombo, come dice Paolo Cento dei Verdi. I moderati della maggioranza però non ci stanno e Silvana Mura dell’Italia dei valori ricorda che l’«esule» in questione non è Giuseppe Mazzini e che di provvedimenti di clemenza generalizzati non si può parlare.
È quello che dice anche Isabella Bertolini di Fi, avvertendo che un «colpo di spugna» offenderebbe i familiari delle vittime del terrorismo. Le critiche non mancano dalla Casa delle libertà, con il leghista Roberto Calderoli che parla di «resa dello Stato e della giustizia di fronte a un terrorista» e i ragazzi di «Azione giovani», movimento giovanile di An, che protestano per l’«ingiustizia» e si appellano all’Ue, davanti il ministero della Giustizia.
Dentro al palazzo di via Arenula il Guardasigilli non entra nel merito della decisione della Corte d'assise di Milano che consente all'ex leader di Potere operaio, condannato nell'83 a 16 anni, di tornare in patria da Parigi. Ma gli attacchi che Clemente Mastella ha subito per il varo dell’indulto gli bruciano sempre e questa è una buona occasione per dire che non è quello il vero male della giustizia italiana, ma appunto la prescrizione. Il clamore per il rientro di Scalzone, aggiunge il ministro, servirà a «sollevare la questione sul piano parlamentare». E il governo si attiverà perchè «non ci sia più una giustizia fondata sulla prescrizione: un conto sono le garanzie che spettano alla difesa, un conto è giocare soltanto sulle prescrizioni».
Le polemiche riguardano anche l’atteggiamento della Francia, che ospita altri 13 terroristi, compreso Cesare Battisti, evaso un anno fa dagli arresti domiciliari e da allora latitante. Mastella è critico, dice di aver parlano della loro estradizione con il governo francese, ma di essersi scontrato con una posizione «reticente», come quella del precedente esecutivo d’Oltralpe.
Nel centrosinistra si scontrano posizioni molto diverse, se il deputato no global del Prc Francesco Caruso dice che ora è il momento di rilanciare la battaglia per l’amnistia e «la fine della persecuzione politica contro quella generazione degli anni ’70 che tentò l’“assalto al cielo”». E aggiunge che inviterà Scalzone in parlamento, per rilanciare «la mobilitazione contro la repressione dei movimenti, per la liberazione di tutti i detenuti politici, in primo luogo Paolo Persichetti, illegalmente estradato dalla Francia e detenuto da 5 anni nel carcere di Viterbo».
Con Romano Prodi e compagni alla guida dell'Italia, avvisa Maurizio Gasparri di An, c’è anche il rischio che Scalzone «possa approdare addirittura nell'esecutivo: un ex terrorista in più al governo sarebbe particolarmente adatto visto il suo stato comatoso». Intanto, all’ex terrorista «si potrebbe affidare un master, visto che nella latitanza si impara molto più che in carcere», ironizza Alfredo Mantovano dello stesso partito, riferendosi al recente incontro con gli studenti tenuto nell'ateneo salentino dal fondatore delle Br, Renato Curcio. La prescrizione che ha giovato a Scalzone «dispiace moltissimo» anche ad Ignazio La Russa di An, ma per lui «è assolutamente regolare». Non vede nessuno scandalo il Dc Gianfranco Rotondi e chiede una «lettura non emotiva» degli Anni di piombo. Ma per l’azzurro Maurizio Sacconi le affermazioni sull’amnistia di Cento sono «allarmanti» e confermano «il clima di perdono e di comprensione politica» diffusosi con questo governo verso il terrorismo rosso, di cui non sono state ancora sradicate le radici culturali.