Il centrodestra: ora D’Alema deve dimettersi

L’opposizione insorge: il ministro è stato sfiduciato dalla sua stessa maggioranza. Calderoli: «Ha mentito al Parlamento e al popolo»

Roma - «Di fronte alle parole di Karzai il minimo che il ministro degli Esteri possa fare, dopo essere stato di fatto sfiduciato dalla sua stessa maggioranza, è rassegnare subito le dimissioni». Parte immediata la richiesta di Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord nonché vicepresidente del Senato, dopo il grave discorso pronunziato ieri mattina dal presidente dell’Afghanistan nel corso di una conferenza stampa sul rapporto del suo governo con i talebani. Per il senatore leghista infatti «le dichiarazioni di Karzai sono un atto di accusa contro il ministro D’Alema e contro il governo italiano e dimostrano che il governo afghano è stato solo un tramite nella trattativa per il rilascio di Mastrogiacomo, ma la responsabilità della liberazione dei cinque pericolosi terroristi talebani è tutta nostrana, contrariamente, a quanto sostenuto a riguardo da D’Alema in Parlamento». Secondo Calderoli quindi «è evidente che D’Alema ha mentito al Parlamento e al popolo».
Dopo le affermazioni di Karzai, che ribadisce che «trattative con i talebani per il rilascio di occidentali rapiti non si verificheranno mai più», il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi affonda il coltello: «La leggerezza, il provincialismo, la spregiudicatezza e infine le menzogne del governo sulla liberazione del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo emergono ancor di più e sono tali da gettare un pesante discredito sull’immagine e la credibilità dell’Italia nel mondo». «Ma nessuno ne risponderà, perché nessuno degli attuali uomini di governo - conclude Bondi - è capace di un atto di dignità politica e morale».
Ancora più dura Elisabetta Gardini, portavoce di Fi: «Abbiamo la conferma - dice l’esponente azzurra - che lo scopo prioritario della gestione del sequestro dell’inviato di Repubblica era di tenere in piedi il governo Prodi, portando a casa il rifinanziamento alla missione in Afghanistan. A qualunque prezzo. Ci dica adesso Prodi cosa intende fare per il giornalista-interprete ancora nelle mani dei talebani. Cosa gli dice la sua “coscienza democratica”, di cui parla oggi con tanta convinzione?» si chiede la Gardini.
Per il resto a sinistra si registra un intervento del capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo Spena, che pone soprattutto il problema della liberazione dell’interprete di Mastrogiacomo Adjamal su cui pende l’ultimatum lanciato dagli uomini di Dadullah. «La minaccia da parte dei talebani di uccidere l'interprete di Daniele Mastrogiacomo è tragicamente seria. Le affermazioni del presidente Karzai, che ha affermato di non voler mai più trattare come nel caso del giornalista italiano, rischiano di creare una situazione senza via d'uscita».
Mentre Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera, accusa la Cdl di avere «un atteggiamento sulla vicenda Mastrogiacomo scandaloso e irresponsabile». E ribadisce: « Dopo aver chiesto di utilizzare tutti i mezzi per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo hanno montato una scandalosa polemica dopo il suo rilascio. Una giravolta che dimostra l'inaffidabilità del centrodestra e la strumentalità degli attacchi».
Difende il centrodestra infine il segretario della Democrazia Cristiana Gianfranco Rotondi: «Le parole di Karzai sono pesanti come un macigno e danno un colpo forte all'immagine dell'Italia nel contesto internazionale. Mentre col governo Berlusconi l'Italia aveva riconquistato posizioni di rilievo nello scacchiere internazionale, con l'Unione è scesa decisamente di categoria».
Silenzio da parte del governo: unica notizia la conferma che il ministro D’Alema e il direttore del Sismi, Bruno Branciforte, saranno ascoltati giovedì dal Copaco: è molto probabile che il rapimento di Mastrogiacomo e le azioni in atto per arrivare al rilascio degli altri operatori afghani ancora prigionieri dei talebani o in mano ai servizi segreti di Kabul saranno al centro delle audizioni.