Il centrodestra ora esulta: «Il ministro vada a casa»

Per l’opposizione è una sconfitta del governo: «Non si può procedere per ideologie»

da Roma

Soddisfazione di tutta la Cdl per l’annullamento della legge Turco sulla droga da parte del Tar del Lazio. Per i parlamentari di An si tratta soprattutto di «un’ulteriore conferma di come sulla lotta alla droga non si possa procedere per diktat ideologici». Lo sostiene Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera che chiede che adesso «il governo prenda atto della clamorosa bocciatura incassata e faccia marcia indietro, applicando la legge Fini e rispettandone i principi ispiratori».
La decisione del Tar viene sottolineata come una sconfitta del ministro Turco e la richiesta di dimissioni arriva sia da An che da Forza Italia. «Torno a chiedere, anche a nome degli altri componenti di Forza Italia della commissione Affari sociali della Camera, le dimissioni del ministro della Salute Livia Turco. Dopo la sospensione del decreto sulla cannabis, ora il Tar del Lazio lo ha addirittura annullato. Dal ministro ci attendiamo quindi un gesto di responsabilità». Lo afferma in una nota Domenico Di Virgilio, responsabile del Dipartimento Sanità del partito. Anche per Gianfranco Rotondi, leader della nuova Dc, si tratta di una sonora sconfitta per il governo e di «un colpo duro al decreto della Turco, non c’è che dire». Rotondi attacca anche il ministro Ferrero che ha proposto un immediato decreto legge che rimetta in piedi la proposta Turco: «A Ferrero - replica - ricordo che con questo provvedimento a brindare sinora sono stati solo gli spacciatori che hanno visto rimpinguare le proprie casse, aprendo però enormi falle nel sistema della repressione sull’uso anche minimo di droghe».
Contro Ferrero si schiera anche Maurizio Gasparri di An: «In Parlamento non ci sono numeri per nuove leggi. È ora di finirla con annunci che disorientano le famiglie». E anche Gabriella Carlucci, Fi, invita i due ministri a non proporre «un assurdo ricorso al Tar che costituirebbe solo uno spreco di danaro pubblico e di tempo e non servirebbe a combattere la droga».
Particolarmente soddisfatto Carlo Giovanardi, autore con Fini della precedente legge modificata dalla Turco: «Dopo le ultime rivelazioni dell’Independent sulla droga, la quantità minima andava dimezzata più che raddoppiata» sottolinea l’esponente dell’Udc, che aggiunge: «La Turco ha raddoppiato la soglia minima senza vere motivazioni, a parte quella di dare una risposta all’ala sinistra del suo schieramento, e motivando la decisione con il fatto che così non sarebbero andati in galera i consumatori, che comunque non rischiavano il carcere perché il consumo in Italia è depenalizzato». Giovanardi mette in evidenza come oggi la detenzione di 15-20 spinelli sia soltanto «indizio» di spaccio che scatta come reato sulla base di altri elementi probatori. Il senatore azzurro Enrico La Loggia si augura che la censura di carattere amministrativo porti a un radicale cambiamento di rotta: «È necessaria un’inversione sul piano politico, rispetto alle sciagurate iniziative del ministro Turco che sono fin da subito apparse in assoluta controtendenza rispetto alle più recenti valutazioni scientifiche circa la pericolosità dell’uso di cannabis». Anche il vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera, Isabella Bertolini, chiede che il ministro della Sanità «ammetta la sconfitta, grave sia sotto il profilo giuridico che politico» della bocciatura del decreto sulla quantità di cannabis, e che quindi «non prosegua nel dannoso braccio di ferro con la magistratura».
Per l’esponente di Forza Italia, «su un tema così delicato sarebbe stato opportuno coinvolgere il Parlamento»; e ora «la sconfitta per questo governo, lassista e irresponsabile, è ancora più grave».