Il centrodestra ricrei un’area laica e riformista

Arturo Diaconale

Nei giorni scorsi ho lanciato un appello a Vittorio Sgarbi a non sollecitare e non accettare la «grazia» che la sinistra di Romano Prodi potrebbe concedergli dietro pentimento di essere stato per lunghi anni un campione del campo avverso. Il mio non era un appello personale, una invocazione piagnona, una mesta preghiera a non lasciarci soli e disperati in questo centrodestra pieno di elettori delusi. Il mio articolo voleva essere la semplice prosecuzione di un lungo dibattito che da tempo si va sviluppando all'interno ed all'esterno della Casa delle libertà e che riguarda l'interrogativo su quale possa e debba essere la collocazione politica dei laici, dei liberali e dei riformisti nel nostro Paese.
Sgarbi, che conosce questo dibattito per averlo seguito dall'inizio, ha capito perfettamente che la mia non era né una provocazione né una implorazione. E ha risposto con grande compostezza alla tesi da me formulata secondo cui a sinistra non ci sono spazi politici per i laici, i liberali ed i riformisti ma solo «lapidi». Lo ha fatto non solo ricordando di essere stato, dall'attuale centrodestra, «cancellato, ignorato, isolato» insieme a tutti quelli, iniziando da Pannella a finire al sottoscritto, che hanno tentato di portare avanti battaglie di libertà fuori dell'alveo della sinistra nel corso degli ultimi dieci anni. Ma soprattutto chiedendomi di dire, visto che a mio parere «a sinistra per i laici non c'è politica», «dove a destra, per lui, per me, per Pannella, questo spazio c'è stato, se non come temporanea concessione, quasi una grazia».
Non posso non rispondere a mia volta alla domanda di Sgarbi. E posso farlo solo riconoscendo che il suo è un interrogativo fin troppo fondato. In questi anni la Cdl non ha concesso spazi politici di sorta all'area laica. Ha preferito puntare su alcune singole individualità di questa tormentata galassia. Un po' premiandole, un po' sfruttandole, un po' ignorandole e marginalizzandole per dare spazio ai galleggiatori di ogni genere e specie.
Ha ragione dunque Sgarbi quando manifesta la propria delusione per il paradosso rappresentato da una Casa delle libertà in cui i liberali autentici (non di partito ma di idee) sono stati messi sull'uscio o nel sottoscala. E non ha torto quando, insieme a Pannella o Bobo Craxi, denuncia questo fenomeno e rivendica il diritto di continuare a fare politica in abitazioni e condominii più ospitali.
Ma prendersela con chi ha preferito trattare con i galleggiatori interessati e privi di idee piuttosto che con i laici ed i riformisti nasconde un pericolo. Quello di ignorare la più grande responsabilità di chi ha preferito il proprio percorso individuale alla possibilità di aggregare una forza capace di conquistare il proprio spazio politico.
Sgarbi, così come Pannella, De Michelis, Bobo Craxi , Stefania Craxi, Biondi, Costa, Taradash, Della Vedova, De Luca, conoscono la testarda insistenza con cui vado predicando fin dall'indomani delle elezioni del '94, la necessità di unire le splendide individualità dell'area laica, liberale e riformista per dare a Silvio Berlusconi ed al centrodestra quella piattaforma culturale e politica che non poteva essere formata né dalla cultura d'impresa e neppure dalla eredità statalista ed assistenziale dei post-democristiani e dei post-missini. Quelle prediche, che ho continuato a fare negli ultimi anni insieme a Davide Giacalone, sono cadute regolarmente nel vuoto. «Sto - ha scritto Sgarbi nella sua replica al mio appello - dove sono sempre stato. Con me stesso». E come lui sono rimasti e rimangono con loro stessi tutti gli altri campioni di un'area che ai tempi della Prima Repubblica contava più del venti per cento e che oggi non conta un fico secco.
Anche io, ovviamente, rimango con me stesso. Ma non rinuncio ad ipotizzare che presto o tardi (magari dopo che le prossime elezioni avranno dimostrato che a sinistra non c'è posto per i laici e che a destra questo posto va conquistato) l'individualismo e gli interessi personali lascino il posto alla politica. E questa politica produca finalmente la nascita di un'area laica, liberale e riformista in cui confluiscano tutti quelli in grado di dare il proprio contributo alla soluzione dei grandi problemi del Paese.