Il centrodestra s’allarga e sigla il patto di fine legislatura

Berlusconi soddisfatto dopo le strette di mano con Casini, Fini, Cesa e Letta: dobbiamo essere compatti. La Lega riconosce le ragioni dell’Udc

da Roma

È filato tutto liscio, tanto che Roberto Calderoli ha potuto sorridere con l’Udc e dire che «Cesa è la persona giusta con cui interloquire». E se la Lega non si scontra più con i centristi vuol dire che il clima è sereno davvero. Il vertice della Casa delle libertà doveva varare il «patto di fine legislatura» e ha dato i suoi frutti. Allargamento della coalizione, campagna elettorale, data delle elezioni, Finanziaria, cammino di alcune riforme importanti, candidature nelle città di Roma e Milano hanno trovato un ampio accordo. Il premier ha raccontato a Fini e Casini i risultati dei suoi colloqui con De Michelis, la Mussolini, Rotondi e Lombardo. Berlusconi vuole presentarsi alle elezioni con uno schieramento largo, la riforma proporzionale impone di mettere in conto tutti i voti possibili e il primo risultato è arrivato con il via libera di An e Udc all’ingresso della Dc di Rotondi che parteciperà al prossimo vertice della Cdl. Il disegno è quello di arrivare al «blocco pentapartito» (copyright di Rotondi) con un’alleanza che si estende, oltre alla Dc, agli Autonomisti di Raffaele Lombardo (che terrà il suo primo congresso a Bari il 16 dicembre e inaugura martedì prossimo la sua sede a Roma), la parte «non scissionista» del Nuovo Psi di Gianni De Michelis, e altri piccoli gruppi - i socialdemocratici di Luigi Preti, i liberali di Stefano De Luca e una parte dei repubblicani - che nella logica del proporzionale torneranno utili.
L’Udc non ha ottenuto l’election day, ma non ne ha fatto una questione fondamentale («nessuna barricata»), anche perché le argomentazioni di Berlusconi sono state chiare: si genera confusione negli elettori, dobbiamo concentrarci sulle politiche. Il passaggio decisivo sarà ora in Senato con la discussione la prossima settimana della riforma elettorale proporzionale e il percorso finale della legge finanziaria. «Dobbiamo essere compatti» ha spiegato il premier. Dopo il vertice con i segretari, Berlusconi a Montecitorio ha siglato l’intesa con una stretta di mano con Casini, Fini, Cesa e Letta. È qui che si è discusso della candidatura alla poltrona di sindaco di Roma. I nodi non sono sciolti, ma il primo passo è stato fatto: ci sarà un solo candidato della coalizione, in pista restano Baccini e Alemanno. Il primo oggi riempirà la città di manifesti e qualcuno scherza (ma non troppo): «La prossima settimana lo farà anche Alemanno».