CENTRODESTRA SÌ, MA UN PO’ DI SINISTRA

Non è che sia proprio «mister mondo» o un elemento da concorso di bellezza, Gianluigi Burrafato, l’ex sindaco socialista della Spezia che sarà il candidato alla poltrona di primo cittadino alle amministrative di primavera per la Casa delle libertà. Con il baschetto bordò, il cipiglio volitivo, la gestualità un po’ teatrale, Burrafato ha il phisique du rôle, non certo il fisico del modello.
Eppure, Burrafato è un modello. Il modello di quello che dovrebbe fare il centrodestra a Genova. Lo ribadisco perchè, a mio parere, su questo concetto si gioca tutta la campagna elettorale. A Genova, per come è fatta Genova, per come vota Genova, per come si muove Genova, un candidato «di destra» o anche, più semplicemente, «di centrodestra» non va da nessuna parte. Lo dimostra un’analisi del voto consolidato - amministrativo ancor più che politico - che non può essere dimenticata se si vuole davvero correre per vincere. E, quindi, serve qualcuno che voli sopra la politica degli schieramenti consolidati. Mi spiego: quando Sergio Castellaneta sfiorò la vittoria, lo fece grazie alla sua carica un po’ populista, a una campagna elettorale capillare, ma anche grazie al suo proporsi come candidato nè di destra, nè di sinistra.
Occorre dire chiaramente che, spesso, e al di là degli effettivi meriti e demeriti, la bandierina di Forza Italia e i simbolini degli altri partiti della Casa delle libertà a Genova non sono un valore aggiunto, ma un disvalore sottratto. Non piace? É così.
In questo senso, le parole di Burrafato alla Spezia devono essere l’esempio per Genova: «Non sono un uomo di destra. Sono per il buonsenso. Sono di sinistra, se la solidarietà è di sinistra; sono di destra se l’ordine pubblico è di destra». Su, su fino alla domanda delle domande: «Questo governo Prodi sfracella le classi medio-basse con la Finanziaria: è sinistra?». E, a voler essere precisi fino in fondo, se c’è un governo che ha fatto cose di sinistra - a cominciare dall’innalzamento delle pensioni minime e dall’abbassamento delle tasse - è stato il governo Berlusconi nella scorsa legislatura.
Ecco, da qui bisogna partire. E, intendiamoci, non per fare papocchi, inciuci o per svendere le proprie idee o i propri valori. Ma ragionando sul fatto che eleggere un sindaco è diverso che votare per il governo del Paese, che la scelta va fatta sulle persone e che, soprattutto, va fatta su persone in grado di vincere. Soprattutto contro Marta Vincenzi.
Tradotto in scelte politiche, per Genova significa che serve un candidato che sia moderato, che non abdichi sui valori dei moderati, ma che sappia parlare anche alla sinistra, ai ceti popolari, a un mondo che - anche in buona fede - ha sempre votato a sinistra. Ma che merita di più.
Nei mesi scorsi si è molto parlato del manifesto con cui Rifondazione comunista metteva il suo bollino idelogico sulla Finanziaria di Prodi, che aumenta le tasse e moltiplica la spesa pubblica, una ricetta suicida degna dei Paesi comunisti prima della caduta del muro. Giocando sul titolo di una vecchia telenovela, il manifesto intimava «Anche i ricchi piangano». Ecco, a me piacerebbe che il candidato sindaco - anche quello del centrodestra - lavori perchè anche i poveri ridano.