Al centrodestra serve un patto tra tutti i partiti

Gianstefano Frigerio*

All’opposizione; con la schiena dritta; con intelligenza vigile, concreta, duttile; con durezza senza isterismi e senza sceneggiate; fortemente legati alle speranze del Paese e profondamente radicati nei gangli della società italiana; assidui e assillanti nelle istituzioni e soprattutto nella attività parlamentare.
Questo è il dovere della Cdl; questa è la speranza dei nostri elettori; questa è la prospettiva politica che con lungimirante impegno dobbiamo tenere aperta. Prepariamoci quindi e soprattutto attrezziamoci con realismo politico a una lunga marcia. Solo così accorceremo i tempi di durata del governo Prodi. Infatti la vita e la durata del governo non dipenderanno solo dalle sue fragilità strutturali e dalle paralizzanti contraddizioni programmatiche, ma soprattutto dalla qualità della nostra opposizione e dalla capacità di essere in continua sintonia con la maggioranza del Paese.
In verità il governo dovrà scegliere la via del «galleggiare» e del durare a ogni costo rinunciando alle vocazioni riformatrici e di modernizzazione della società italiana; infatti le contraddizioni politico-programmatiche appaiono cosi profonde da rendere irrealistica ogni speranza di mediazione tra i massimalisti e i riformisti.
Basti pensare ai temi etici (famiglia, Pacs, bioetica, staminali), alla politica estera, alle schizofrenie da «rosso antico» della sfilata del 2 giugno, alle relazioni industriali (legge Biagi), ai nodi delle modernizzazioni (Tav, rigassificatori, ponte di Messina, Mose), ai Centri di accoglienza, ai tagli sulla spesa pubblica.
La situazione è resa più confusa dal sociologismo emotivo e ideologico e dall’anticapitalismo paleomarxista di molti ministri: una «squadra» in perpetua ricreazione mediatica: non bisogna però illudersi che questo «happening autolesionista» abbia sbocchi immediati. Ora analizziamo con realismo la situazione del Paese e meditiamo con lucidità sull’Elogio alla Politica di Raymond Aron.
Sì, la Cdl deve tornare, da subito, a fare politica, guardando al futuro, costruendo il futuro, facendo maturare le condizioni del cambiamento. Diventa quindi prioritario riscrivere un Patto tra i partiti della Casa delle libertà: sui dati identitari, sugli assetti organizzativi, sulla strategia, sulle modalità e gli strumenti per definire la tattica giorno per giorno. Il futuro non è mai la ripetizione del passato e la storia si snoda giorno dopo giorno. In secondo luogo, ed è il cuore del problema, è vitale decidersi a porre mano alla trasformazione di Forza Italia in un grande partito, costruendo la democrazia interna, la partecipazione responsabile, producendo progetti e cultura politica, il radicamento nel territorio, la presenza attiva e coordinata nelle istituzioni, il dialogo con le forze sociali, culturali, economiche del Paese.
O ricostruiamo un partito o la silenziosa emorragia continuerà. E nessuna cultura di corte, nessuna effervescenza mediatica ci darà un futuro da protagonisti. È il momento della paziente partecipazione, della democrazia responsabile, del coraggio di farsi carico di un nuovo lungo difficile cammino. Noi dobbiamo ridare speranza, non illusioni effimere al Paese: e la speranza scaturisce dalla fatica e dalla capacità di forgiare di nuovo uno strumento di azione politica. E senza Forza Italia rinnovata e ricostruita, anche l’idea del grande partito del centrodestra è un retorico conformistico gioco di specchi.
*parlamentare di Forza Italia