Il centrodestra si ribella alla gogna: organizziamo il «don Pierino day»

da Roma

L’apertura di credito del mondo politico verso don Pierino Gelmini è ampia. Viene soprattutto dal centrodestra, ma anche da alcuni settori del centrosinistra, con un paio di significative eccezioni: Vladimir Luxuria (Prc) e Franco Grillini (Sd). Maurizio Gasparri ricorda che «in Italia e in ogni parte del mondo, centinaia di migliaia di ragazzi e di famiglie ritrovano la vita e il sorriso grazie all’opera infaticabile» del sacerdote. Perciò, «sono prive di senso le accuse infondate a chi, operando con generosità nel mondo dell’emarginazione e della droga, si confronta ogni giorno con vite fitte di reati e rancori verso la società». E ancora: «La solidarietà e la devozione nei confronti di uno dei pochi eroi civili del nostro tempo è convinta e totale. Come la pena nei confronti di chi, invece di mostrare gratitudine a chi apre a chiunque la sua casa, avanza accuse false che la magistratura e l’informazione dovrebbero valutare per quel che sono, cioè nulla».
Il deputato di An lancia per il 15 agosto il «don Pierino day», da tenersi a Zervò, sull’Aspromonte, in una delle sedi della comunità. Ora il «don», come lo chiamano i suoi ragazzi, si trova lì. Maria Burani Proccacini, responsabile famiglia di Fi si augura, fatto salvo il rispetto per la magistratura, che il sacerdote «avendo 82 anni, non diventi l’ennesimo martire di un errore giudiziario», mentre Roberto Formigoni, governatore della Lombardia, è netto: si tratta di «accuse inverosimili». Il senatore leghista Massimo Polledri sottolinea che «tanti uomini politici e industriali devono molto» a don Gelmini, «un angelo tra i diseredati». Le accuse, per Rocco Buttiglione (Udc), sono il frutto di un attacco alla Chiesa, legato «alle minacce contro mons. Bagnasco, le scritte sui muri, i tentativi di emarginazione dei cristiani nella vita pubblica e anche gli ammonimenti più o meno minacciosi che qualche potente della politica rivolge alla Chiesa invitandola senza mezzi termini a sottoporsi al suo patronato».
Opinione su cui il teodem della Margherita Luigi Bobba commenta «non allarghiamoci», pur ritenendo che «questa vicenda ha dell’incredibile: don Gelmini ne uscirà a testa alta». Trasporto emerge anche dalle parole di Renzo Lusetti (Dl): «La coraggiosa ed instancabile opera a fianco dei più deboli» di don Gelmini «merita grande ammirazione e rispetto, perciò mi auguro che non si verifichi nessuna speculazione mediatica su questa triste vicenda su cui la magistratura deve poter svolgere serenamente il proprio lavoro». Fiducioso Mauro Fabris dell’Udeur («Conosciamo un altro don Gelmini, quello che tanto bene ha fatto a migliaia di persone»), mentre Massimo Donadi (Idv) si mantiene cauto e rifiuta qualunque giudizio prematuro, confidando nel lavoro dei giudici. Sulla stessa linea Paolo Cento dei Verdi. Daniele Capezzone, rigorosamente garantista, spera «che non si apra un clima negativo, di aggressione o di vero e proprio linciaggio mediatico. Troppe volte, in Italia, persone innocenti sono state infangate». Vanno controcorrente solo due irriducibili avversari delle idee del «don» su droga e famiglia. Il deputato transgender Luxuria è perentorio: non assolvetelo solo perchè è un sacerdote. Ancora più duro Franco Grillini (Sd), decano delle battaglie gay. «Se fossero vere le accuse, sarebbe un caso Mele alla diecimila», dice Grillini, mettendo in mezzo l’ex deputato Udc indagato per cessione di droga.