Il centrodestra: «Si ripete il brutto film del 1994»

L’azzurro Bonaiuti: «Dopo la dichiarazione di voto del “Corriere” è arrivata anche quella della Procura di Milano»

da Roma

Tenta il profilo basso tutta la sinistra alla notizia del rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per il caso Mills-Mediaset, mentre il centrodestra protesta contro l’ennesimo colpo di giustizia a orologeria ricordando la vicenda del 1994. «La storia si ripete senza molta fantasia - tuona Fabrizio Cicchitto, coordinatore nazionale di Fi -, anche la campagna elettorale del 2006 è stata aperta nello stesso modo. A questo punto, però, i cittadini sono avvertiti. La sinistra esercita un uso politico della giustizia che rappresenta lo stravolgimento dello Stato di diritto».
Fa riferimento all’uno-due del Corriere della Sera e Procura di Milano Renato Schifani, capogruppo al Senato di Fi: «Mi sembra di rivedere un brutto film, girato da un produttore che si chiama Corriere della Sera, e da un regista che si chiama Procura di Milano. L’alleanza tra questi due poteri ormai è nota a tutti. «Dopo la dichiarazione di voto del Corriere ecco, puntuale con le elezioni, la dichiarazione di voto della Procura di Milano attraverso un teorema falso, indegno e impossibile» è la secca nota del portavoce del premier, Paolo Bonaiuti.
Parla di «soccorso giudiziario», l’eurodeputato azzurro Antonio Tajani proprio quando i sondaggi cominciano ad annunciare il sorpasso della Cdl. Per Gianfranco Rotondi, della Dc, «l’intervento della giustizia contro Berlusconi di fatto ricompatta gli elettori della Cdl. Alla fine i giudici hanno fatto un assist e un piacere proprio a Berlusconi».
Gli risponde Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei valori, sostenendo che la richiesta di rinvio a giudizio dimostra che Silvio Berlusconi è «improponibile».
Toni bassi dai vertici dell’Unione: «Sono i magistrati che devono andare avanti su questi temi: la politica italiana non c’entra in questo» ribadisce Francesco Rutelli. Così il leader dell’Unione Romano Prodi: «Non voglio strumentalizzare vicende di natura giudiziaria». E Massimo D’Alema sostiene che «è giusto che la magistratura faccia il suo corso senza intromissioni politiche». Contrario alla via giudiziaria, Enrico Boselli della Rosa nel pugno per il quale Berlusconi può essere sconfitto «sulla base del bilancio fallimentare della sua politica». Così anche Daniele Capezzone dei radicali della Rosa nel Pugno: «Berlusconi merita di andare a casa per le speranze tradite di riforma liberale. Senza bisogno di caroselli giudiziari». Sul fronte opposto, Benedetto Della Vedova dei Riformatori Radicali-Liberali sostiene che «questo rinvio a giudizio dimostra che la magistratura gioca un ruolo politico». Un gioco politico che ha un unico mandante, secondo Maurizio Gasparri di An, che mette insieme la candidatura di D’Ambrosio, «già conducator della Procura di Milano», sotto le insegne di Fassino e D’Alema, e il nuovo rinvio a giudizio di Berlusconi: «C’è un unico mandante di questa duplice strategia? La domanda è retorica perché la verità è sotto gli occhi di tutti». Denuncia i toni che ha in questo momento la campagna elettorale il vicepremier Gianfranco Fini: «Mi auguro che non vi siano interventi a gamba tesa e che il confronto sia sulle cose fatte e sulle cose da fare».