Il centrodestra si svegli e produca idee

Gentile direttore. La frequenza con cui, meritoriamente, il Giornale dedica spazi all'argomento cultura mi induce a contribuire nuovamente al dibattito.
Mi accodo innanzitutto nella sua valutazione della tanto sbandierata Biennale del Mediterraneo, madre di tutte le battaglie culturali del Comune di Genova. Si tratta dell'ennesimo festival-contenitore ricoperto da turbanti e kippah? Di un'entità ameboide e indefinita che ancora deve prendere forma (ma l'avrà mai una forma?). Oppure di un'ammorbante iniziativa politically correct e ruffiana nei confronti dell'Islam? Inoltre, può la politica culturale di una grande città ridursi ad un evento vago e senza confini precisi marchiato già in partenza da un sottile filtro ideologico? Credo proprio di no e meno male che c'è Borzani, mi viene da dire.
Almeno da parte della Fondazione per la cultura si registrano notevoli sforzi e una certa apertura. Persiste l'ammanto ideologico ma il professor Borzani è uomo intelligente e credo che abbia deciso di abbattere alcune barriere faziose per dar spazio alla meritocrazia.
Lo dimostra appunto il dibattito aperto sull'amico comune Alberto Rosselli. Ci tengo tra l'altro a rivendicare insieme al Giornale la paternità del movimento creato intorno al casus belli.
Durante gli stati generali del PDL, con altri amici dell'associazione Merito (di cui Rosselli è socio fondatore) abbiamo distribuito ai politici e ai giornalisti presenti numerosi volantini per portare in luce la vicenda e chiamare a correo tutto il centrodestra. Non ci siamo però limitati a questo: abbiamo anche consegnato ai partecipanti un «Manifesto per l'interventismo culturale del centrodestra», sviscerato poi in commissione cultura.
Non interessa però qui promuovere le nostre attività; preme invece sottolineare l'importanza del tema «cultura». Può ancora permettersi il centrodestra di trascurare la produzione delle idee? Davvero la lezione gramsciana è passata inosservata dalle nostre parti? Siamo così convinti di poter guidare il paese privi di un adeguato apparato di pensiero?
Il sistema culturale dei moderni, come insegna Donald Sassoon, passa attraverso una complessa ramificazione di strade: media e arte, folklore e spettacoli.
La sinistra ha dominato scientemente per anni la materia e di conseguenza si è impossessata del linguaggio, delle mode, delle tendenze giovanili, del sociale sussidiario. Ora tocca a noi guadagnare spazio su questo terreno. È esiziale, non solo essenziale. Una sapiente strategìa culturale può condurci a cambiare il paese.
A costo di gridarlo, i nostri dirigenti politici lo «devono» capire: cambiando le menti si cambiano anche l'economia, le usanze e gli uomini nel loro insieme. Credo sia questo l'obiettivo ultimo e supremo del PDL. O sbaglio?
*Presidente associazione Merito