Il centrodestra studia lo sciopero fiscale: "Niente tasse a Roma"

Unica strategia per Forza Italia, Lega e An. La proposta del Carroccio: "Imposte solo alle Regioni". Assenza dell’Udc

Roma - Alla fine l'inclemenza del tempo l'ha avuta vinta. E invece di arrivare fino alla strada del passo della Mauria, alla baita di Lorenzago dove quattro anni fa si riunirono i cosiddetti «saggi» della Casa delle libertà per mettere a punto la riforma della Costituzione, il gruppetto s'è dovuto fermare in un albergo di Calalzo di Cadore. Saluti, baci, abbracci e poi subito a cena, in vista della giornata di oggi, da dedicare tutta alla futura agenda del centrodestra. Presenti come al solito Umberto Bossi e Roberto Calderoli per la Lega, Giulio Tremonti per Forza Italia e, new entry in quel di Cadore, Gianni Alemanno per An. All'appello, insomma, manca solo l'Udc. Niente affatto preoccupata se il presidente Rocco Buttiglione, a Rimini per il Meeting di Cl, ci tiene a dire che «qualunque decisione prenderanno dovranno comunque venirla a trattare con noi».

Sul tavolo, dunque, sia la questione fiscale sia quella del Partito della libertà. Argomenti di cui si è iniziato a parlare già ieri sera, con il Carroccio che ribadisce la sua intenzione di andare avanti con l'idea della protesta fiscale e ripete il «no» al partito unico. Il cosiddetto «sciopero fiscale», però, deve ancora essere registrato a dovere, soprattutto con gli alleati presenti (Forza Italia e An), cui Calderoli vuole sottoporre alcune idee. Il vicepresidente del Senato, però, è ottimista e auspica che «si possa arrivare ad una sommatoria piuttosto che ad una sintesi». L'obiettivo dichiarato, infatti, è quello di mettere in campo un'azione «unitaria» dell'opposizione. Che potrebbe partire da l'idea di «pagare le tasse alle Regioni» e non allo Stato centrale «affiancando questo gesto con altre iniziative sui tributi in senso lato». Calderoli ne ha anche per il ministro Padoa-Schioppa. «La mano di chi oggi scrive la Finanziaria scotta, perché - dice - deve stare attento a quanti zeri utilizzare».

Per arrivare allo sciopero fiscale, però, almeno sul fronte leghista è necessario «passare per un referendum» così da avere «l'imprimatur della gente». Una consultazione della base che si potrebbe tenere il 16 settembre, quando la Lega si riunirà a Venezia per la tradizionale cerimonia dell'ampolla. Comunque, dice Calderoli, «non ci sarà nessun documento scritto per evitare contromisure dell'agenzia delle entrate». Anche se, spiegava ieri mattina il vicecapogruppo alla Camera Roberto Cota, «attualmente il prelievo fiscale nei confronti dei cittadini è ingiusto» tanto da poter essere considerato «illegittimo». E devono pensarla così in molti nel centrodestra, se l'iniziativa leghista trova più di un sostenitore. «Una buona idea», chiosa il presidente della Lombardia Roberto Formigoni da Rimini.

La vera novità dell'appuntamento in Cadore, però, è la presenza di Alemanno. Che, spiega Calderoli, non rappresenta solo An ma anche «il Mezzogiorno che nessuno di noi vuole assolutamente tagliare fuori». E in effetti il fatto che l'ex ministro della Politiche agricole si unisca a quello che di fatto è l'ossatura del cosiddetto asse del Nord non è passato inosservato. Nonostante Alemanno ci tenga a ripetere più d'una volta che «l'incontro di Lorenzago è solo una chiacchiera tra amici che non ha nulla di ufficiale» perché «il lavoro per il programma del centrodestra comincerà a settembre». Insomma, spiega il dirigente di An, gli incontri di questi giorni servono soltanto a chiarirsi le idee e a mostrare che nessuna forza del centro destra sarà esclusa da questo lavoro». Eccezion fatta per l'Udc. Che, però, pare non prendersela. «Quando ci si siede intorno a un tavolo per ragionare - ironizza Buttiglione - non si fanno mai danni. A prescindere dalle conclusioni».