Centrodestra sull’orlo di una crisi di nervi

C’è un sondaggio che fa salire la febbre nel centrodestra. Il motivo? Assegna alla Lega, in vista delle regionali di marzo, 18 o 19 consiglieri (oggi sono 14). Un boom che spinge il Carroccio a sparare alto, chiedendo almeno cinque assessorati (oggi ne hanno due) tra cui quello pesantissimo alla Sanità e il vicepresidente. Nel frattempo il governatore Roberto Formigoni vorrebbe metter mano alla legge elettorale. Con l’Udc in squadra è sicuro di superare il 58 per cento, soglia che farà precipitare da 16 a 8 i fedelissimi del «listino bloccato» del presidente con il diritto al posto anche senza preferenze. Operazione affidata al presidente del gruppo Paolo Valentini Puccitelli. Segnali di nervosismo che, uniti alle notizie che arrivano da Roma e raccontano di un centrodestra diviso e perfino di elezioni anticipate già a marzo, spiegano le difficoltà del Pdl. Un popolo nato per vincere unito, ma che continua a marciare diviso. In gruppetti sospettosi e l’un contro l’altro armati, tanto che qualunque imboscata della sinistra rischia di trasformarsi in una Caporetto. Come quella che giovedì in consiglio comunale ha giubilato Ombretta Colli che aveva lasciato una poltrona di assessore con la promessa di trasloco alla Fondazione Arcimboldi. Dei 16 della maggioranza che non hanno votato, in 10 sono andati a casa e in 4 sono usciti per un improvviso «bisognino» urgente. «È necessario che qualcuno prenda in mano la situazione», ha tuonato la Colli pensando alla Moratti e alle sue promesse. Con il sindaco che ieri ha ordinato all’assessore Finazzer Flory di ritirare la delibera per rimediare al pasticcio. E ha incontrato i big del partito. «Bisogna rinserrare le fila - spiega al termine il capogruppo Giulio Gallera - Tra due anni si torna al voto e la valutazione su chi ricandidare sarà fatta anche sulla base dei lavori d’aula».
Di sicuro c’è che gli ex azzurri non sopportano più lo strapotere degli ex di An. Con il colonnello Ignazio La Russa che amministra la Lombardia con polso fermo. E Guido Podestà finito tra due fuochi. Quello dei finiani che gli contestano il doppio ruolo di presidente della Provincia e coordinatore regionale del Pdl e quello «amico» dei suoi (ex Fi) che gli rimproverano di non riuscire ad avere lo stesso peso di ’Gnazio sempre pronto a far arrivare in vetta le sue cordate. Come con la promozione a superassessore di Riccardo De Corato con i peones azzurri del consiglio rimasti ancora una volta con un pugno di mosche e il vicesindaco che non perde occasione per bacchettare il leghista Matteo Salvini sempre pronto a iniziative più di lotta che di governo. «Abbiamo appena fatto un rimpasto a marzo - replica un ex an di peso - Mica se ne poteva fare già un altro». E poi, aggiunge, «c’è questo clima plumbeo per le indagini che stanno sfiorando la Regione. Non una bella situazione». Tutti nodi insoluti che hanno impedito alla maggioranza, ad esempio, di varare l’albergo di via Patroclo e il Piano della pubblicità, mandando su tutte le furie gli assessori competenti. Ma i guai arrivano. Con l’arrivo in aula del Pgt, il Piano di governo del territorio su cui al fuoco di sbarramento dell’opposizione si aggiungerà quello dei «malpancisti». Per non parlare della delibera di bilancio. Diviso e sull’orlo di una crisi di nervi, nonostante i numeri, il centrodestra può garantire ben poco.