Il centrosinistra brancola nel buio: veti incrociati sull’anti-Polverini

Mentre i muri di Roma sono già tappezzati dai manifesti della candidata del Pdl Renata Polverini, in casa centrosinistra manca ancora il nome di chi correrà contro di lei per le prossime elezioni regionali del Lazio. Nessuna fumata bianca è uscita infatti dalla riunione di ieri pomeriggio nella sede del Pd regionale.
«Per ora - ha spiegato il segretario Alessandro Mazzoli - si pensa ai programmi. È stato costruito un gruppo di lavoro e un tavolo specifico. Alla ripresa di gennaio avremo una piattaforma. Perché la priorità è quella di costruire una forte alleanza. La battaglia è apertissima e nessuno ha già vinto».
Uno dei prossimi passi sarà un incontro ufficiale con l’Udc, con il quale per ora ci sono stati solo contatti informali. «Il Pd Lazio è unito - ha aggiunto - nè abbiamo mai litigato con il coordinatore dell’Idv Lazio Stefano Pedica». Ieri infatti al tavolo di coalizione c’era anche un rappresentante Idv, insieme a Verdi, Sinistra ecologia e libertà, Lista Civica, Movimento Repubblicano Europeo e Partito liberale. Vuota la sedia della Federazione della Sinistra e assenti anche i Radicali, che ieri mattina hanno incontrato Renata Polverini.
«C’è una rosa di nomi - ha spiegato Mazzoli in merito alle candidature - ma il nostro metodo non è sfogliarli a uno a uno e vedere chi resta. Zingaretti raccoglie larghi consensi come riconoscimento del suo lavoro, ma noi rispettiamo la sua volontà». Il presidente della Provincia di Roma ha ribadito ieri mattina categoricamente: «Chi fa il mio nome non è autorizzato a farlo, bisogna che il gruppo dirigente scelga». «C’è una distanza personale tra me e le scelte del Pd perché non condivido questo immobilismo - ha ribadito Zingaretti -. Io faccio e farò il presidente della Provincia: c’è una fase di stallo non giustificata, perché ci sono molte candidature che potrebbero vincere se messe in campo».
Marazziti, Letta, Melandri, Bindi, Serracchiani (che però ieri si è chiamata fuori) e Montino. Ma il nome del presidente della Provincia ricorre ancora, anche solo come ipotesi. «È un personaggio di grande importanza, potrebbe dare una spinta - ha detto il verde Nando Bonessio al termine della riunione -. È necessario però un tavolo programmatico per evitare che ci siano alleanze che poi disattendono gli impegni. Se si trova un accordo con l’Udc, ma si sfilano punti dal programma non sarebbe positivo».
I centristi hanno reso noto da tempo che scioglieranno la riserva dopo l’Epifania, ma è inevitabile che in questi giorni sia a loro che si guarda per quell’allargamento della maggioranza considerato necessario per vincere. «Come Idv - ha affermato Pedica - siamo disponibili a sederci al tavolo con loro, a discutere del candidato e del programma. Il Pd non perda più tempo: dica il nome del candidato e della coalizione e noi diremo di sì sui programmi comuni». Ma c’è anche un altro motivo per cui, nonostante il suo ormai netto rifiuto, il nome di Zingaretti continua a circolare: la sua candidatura poteva portare all’Udc una dote che di certo Renata Polverini non può assicurare, cioè Palazzo Valentini.