Il centrosinistra cavalca l’onda del disfattismo

Claudio Romiti

I positivi dati economici del secondo trimestre dell'anno in corso rischiano di sconvolgere, soprattutto se essi dovessero rappresentare una chiara inversione di tendenza, la strategia politica del centrosinistra.
Strategia che, come sanno pure i sassi, si richiama ad un famoso detto cinese: aspettare immobili lungo la sponda del fiume il cadavere del proprio nemico. Ed è proprio ciò che l'Unione di Prodi ha fin qui fatto per vincere le elezioni parlamentari del 2006. Ovvero, confidando sulle difficoltà economiche del momento, ha cavalcato l'onda lunga del disfattismo per raggiungere comodamente e senza troppo spargimento di sangue l’ambita stanza dei bottoni. Tanto è vero che, non dico un programma - il che sarebbe pretendere troppo da una coalizione arlecchinesca -, ma nemmeno uno straccio di proposta o di un surrogato di essa è stato presentato al Paese. Oltre una martellante propaganda tesa a dimostrare che il governo è ladro pure quando piove la litigiosa compagine non si è avventurata. Le uniche questioni “politiche” sollevate all'interno dell'Unione hanno riguardato le solite lotte intestine per le investiture, le quali molti sbadigli provocano ai non addetti ai lavori. Pensiamo, a titolo di esempio, al lunghissimo tormentone delle «primarie sì e primarie no», giunto quasi al suo epilogo con la ridicola formalità di ottobre. Per non parlare del cosiddetto Listone, poi ridottosi ad un lacero listino, la cui partenogenesi e prematura estinzione non ha certamente appassionato un Paese in cerca di idee e soluzioni concrete.
E invece, nonostante una crescente domanda di politica con la P maiuscola, il centrosinistra ha fin qui vivacchiato occupandosi di contenitori e tralasciando i contenuti. Vendendo la pelle dell'orso prima di averlo ammazzato, gli attuali oppositori hanno sostanzialmente evitato di avanzare proposte serie, lasciando campo libero alle sparate tassaiole del solito Bertinotti.
E il capo di Rifondazione non si è fatto certo pregare, promettendo sfraceli sotto il profilo di una patrimoniale che arrivi a colpire la casa ed i risparmi degli italiani.
Ma gli strateghi dell'Unione, Prodi in testa, non si sono preoccupati più di tanto: sulla scorta di una vittoria annunciata, hanno preferito tenersi buona la fazione più radicale dello schieramento, essendo quest'ultima assolutamente determinante sul piatto della bilancia. Ora però, tornando a bomba, nemmeno il matrimonio forzato con i fautori più ortodossi del comunismo potrebbe bastare per battere la Casa delle libertà se la rondine di questo significativo aumento del Pil dovesse annunciare una rigogliosa primavera economica.
Una rapida e sostenuta ripresa, infatti, metterebbe completamente a nudo nel centrosinistra la totale mancanza di un progetto politico, valorizzando nel contempo i meriti del governo Berlusconi. E se così dovessero andare le cose, all'Unione non resterebbe che sperare in una ulteriore crescita del prezzo del petrolio; unico fattore, giunti a questo punto, in grado di bloccare il rilancio dell'economia in tutta Europa. D'altro canto, il gufaggio ben si addice a gente che sa solo demonizzare e remare contro.