Centrosinistra Diviso perde unito si uccide

Comunque vada a finire questa crisi, un fatto è evidente: in Italia il centrosinistra non è in grado di governare. Perché i casi sono due: o si presenta senza la sinistra radicale, e allora non ottiene mai la maggioranza; oppure si presenta con la sinistra radicale, e allora può anche vincere, ma poi finisce per autodistruggersi. È successo nel 1998, è riaccaduto oggi.
Qualcuno obietterà che nel 1996 Prodi vinse senza una formale alleanza con Rifondazione. Si tratta di un sofisma. Le liste erano separate, è vero, ma c'era il famoso «patto di desistenza», e nel concreto il governo si reggeva con i voti di Bertinotti. Venuti a mancare quelli, nel '98 Prodi cadde. Al suo posto si insediò D'Alema, che riuscì a mettere insieme una maggioranza con i transfughi di Rifondazione e altri centristi. Ma durò poco anche lui.
L'anno scorso, a riprova di quel che stiamo dicendo, Prodi riuscì a ridiventare premier solo mettendo insieme tutto quello che c'era da mettere insieme: da Di Pietro fino non solo a Rifondazione, ma pure a tutta l'area dei no global e dei Disobbedienti. Nonostante una simile ammucchiata, il centrosinistra vinse per meno di un soffio. Ammesso che non ci siano stati brogli, lo scarto fu di 24.000 voti alla Camera, mentre al Senato il centrodestra andò in minoranza solo per il voto all'estero e altre bizzarrie della legge elettorale.
La prova della nostra prima affermazione («senza la sinistra radicale il centrosinistra non ha la maggioranza») sta dunque nei numeri.
Ma la prova della seconda affermazione («quando anche va al governo, finisce con l'autodistruggersi») sta nei fatti.
Perché diciamo la verità: questa volta nessuno immaginava che sarebbero durati così poco. Certo, si sapeva che mettere insieme un Mastella con un Bertinotti, un Diliberto e un Caruso è un'impresa più che ardua. Ma la variegatissima maggioranza di Prodi aveva una motivazione formidabile per non litigare: il ricordo dell'autogol del 1998, e la ferma determinazione a non ripeterlo. Quante volte abbiamo sentito esponenti del centrosinistra pronunciare, in questi mesi, frasi tipo «abbiamo imparato la lezione del passato, sappiamo che se litighiamo riconsegniamo il Paese a Berlusconi». E perfino nel centrodestra c'era una certa rassegnazione: si diceva che il vero collante della maggioranza è il potere, e che per questo motivo il governo sarebbe (purtroppo) durato cinque anni.
Insomma tutto faceva pensare che, a costo di rinunciare agli irrinunciabili principi, pur di restare in sella comunisti e centristi un accordo avrebbero finito con il trovarlo sempre.
Invece non ce l'hanno fatta. E se l'altra volta avevano resistito due anni, questa volta - pur «memori della lezione del passato» - hanno retto 281 giorni.
Anche stavolta non sono riusciti a non litigare, e non ci sono riusciti per un motivo molto semplice: non possono non litigare. Possono anche vincere le elezioni, forti di una martellante e grottesca campagna di disinformazia, appoggiata anche da Confindustria e dai suoi grandi giornaloni (nessun mea culpa, da quelle parti?) che ha dipinto l'Italia come un Paese sull'orlo della bancarotta. Possono anche prendersi tutte le cariche dello Stato - Quirinale, Camera e Senato - ignorando un sostanziale pareggio elettorale. Possono perfino prendere per i fondelli gli italiani sostenendo che la ripresa economica del 2006 è merito di un esecutivo che si è insediato a giugno e ha fatto la Finanziaria a dicembre. Ma non possono governare.
Non possono perché neppure il Padreterno riuscirebbe a mettere d'accordo gli ex democristiani con chi sbraita che bisogna andare in tv a dire che Berlusconi fa schifo, con chi sostiene che l'arresto di quindici brigatisti è «un'operazione che fa ridere», con chi - stando alla presidenza di Montecitorio - fa sapere che con il cuore è a Vicenza a sfilare contro gli yankees.
Ecco, al di là di come si risolverà l'attuale impasse, questo è il dato vero su cui riflettere: il centrosinistra che può avere i numeri per vincere un'elezione è una coalizione che non ha valori comuni sufficientemente solidi per mantenersi viva. Finora, a tenerla insieme è stato solo l'odio contro Berlusconi. E con l'odio si può fare propaganda, ma non si governa.
Michele Brambilla