«Il centrosinistra è finito, andiamo al voto»

Roma«L’uscita dalla bufera? Dev’essere politica e non giudiziaria! Bisogna andare alle elezioni, visto che s’è esaurito il ciclo tanto di Bassolino che della Iervolino, senza invece aspettare che sia la magistratura ad aprire nuovi scenari: questa sì che sarebbe una soluzione davvero intollerabile». Senza peli sulla lingua Claudio Velardi - assessore al turismo della Campania, ma anche editore e tra i pochi maître à penser partenopei - manifesta tutti i suoi dubbi sulla tempesta che sta investendo Napoli. È tutto da rifare? Certo. Ma si guardino bene dal farlo i giudici!, la sua parola d’ordine.
E perché non dovrebbero, se individuano reati, come pare accertato... ?
«Non sono affatto convinto da questa sacra adunanza che si è andata realizzando a Napoli tra magistrati di estrema sinistra e di estrema destra e in cui confluiscono le rispettive pulsioni antisistema. Ho il timore che si voglia consegnare la città al dipietrismo che era e resta uno dei peggiori mali del paese. Non entro nel merito, ma il mio garantismo resta intoccabile: accertare i fatti e solo poi passare ai processi, mentre qui mi pare si voglia cogliere una discutibile vittoria morale in attesa magari di passare all’incasso in un secondo momento con una vittoria politica. E io non ci sto: i principi della carta dei diritti dell’uomo sono invalicabili. È finita una stagione politica, quella del centrosinistra. E questo è chiarissimo. Ma non può e non deve finire per via giudiziaria, come si fece con la prima Repubblica. Rischia di costringerci a pagare nuovamente un prezzo altissimo... ».
E perché mai dovrebbe costare tanto?
«Napoli ha già pagato molto più di altri la rovinosa caduta del vecchio sistema. Ricorda? Qui c’erano Gava, Cirino Pomicino, Scotti da un lato, Napolitano e Chiaromonte dall’altro. Pezzi da 90 di quella più che dignitosa prima Repubblica. Poi è successo che Bassolino non ha saputo costruire una classe dirigente, al pari del resto di Berlusconi, che a Napoli ha candidato gente che con la città non aveva alcun legame. E così siamo arrivati al contrappasso drammatico: da città che aveva una certa vitalità politica e culturale al nulla assoluto che non si può certo riempire coi commissariamenti disposti dalla magistratura!».
D’accordo Velardi. Ma allora dalla melma come se ne esce?
«Col voto! Per chi? Guardi: il centrosinistra ha ormai esaurito il suo ciclo. Quello che poteva dare, l’ha dato. Il centrodestra secondo me non è credibile. E allora non c’è che una soluzione: una lista civica, di quelle che una volta si diceva rappresentano la società civile... No, no! Mica penso a quelle evocate da Micromega o dai cultori dei girotondi... penso semmai a quella che anni fa si chiamava la “maggioranza silenziosa”. Gente che vuole il rispetto della legalità, senza posizioni snobistiche o radicaloidi. Penso a gente comune che non ne può più di dispute incomprensibili e vuole rendere vivibile la città».
Lista bipartisan, come si dice oggi?
«Non necessariamente. Penso semmai ad una lista che si contrapponga tanto al centrosinistra che al centrodestra, perché il problema qui non è quello di una riverniciatura magari facendo salire sul carro, un po’ di qui e un po’ di là, alcune vecchie facce. Quello che serve è che gente nuova batta un colpo, che la borghesia si faccia sentire... ».
Ma lo faranno i napoletani “perbene”? Non è che ci sia tutta questa tradizione interventista della borghesia partenopea...
«È purtroppo vero. E questo dipende dal fatto che la società napoletana è stata a lungo e troppo assistita. Ma è giunta l’ora di mobilitarsi su alternative vere, reali. Altrimenti ho la certezza che dalla tempesta non si riesce a uscire... ».
Restando comunque in attesa di prove e processi, e rifiutando le voci che circolano e si amplificano....
«Mi pare ovvio. Non ho mai nascosto che spero nel paese prevalga la linea di Berlusconi e di Alfano in tema di garantismo. Che non si può fare solo in nome e per conto dei propri uomini. Altrimenti che garantismo sarebbe?».