Dal centrosinistra niente solidarietà a Papa Ratzinger

Solidarietà a Papa Benedetto XVI? No, grazie. Il centrosinistra ha ieri in consiglio comunale votato contro l’ordine del giorno del centrodestra in merito ai fatti della Sapienza che, tra le altre cose, esprimeva «le sue più sentite scuse a Papa Benedetto XVI per averlo trascinato in una vicenda tanto deplorevole senza riuscire a garantirgli né la sicurezza, né l’ospitalità, né il diritto alla parola». L’ordine del giorno della Cdl è stato l’unico presentato dei tre annunciati. Il centrosinistra aveva infatti ritirato il suo dopo l’appello, fatto venerdì dal presidente del consiglio Mirko Coratti e ripetuto ieri, di ritirarli tutti e l’udeur aveva fatto altrettanto con il suo «Su questo fatto si sono già espresse le più alte cariche dello Stato, quindi consideriamo inopportune e dannose ulteriori polemiche sull’argomento», la spiegazione del capogruppo del Pd Pino Battaglia. Una tesi non condivisa dai capigruppo della Cdl: Marco Marsilio di An («La verità è che il centrosinistra, in sette giorni, non è riuscito a trovare una posizione unitaria»), Michele Baldi di Forza Italia («La maggioranza decide di non decidere. Emblematica la sedia vuota del sindaco») e Dino Gasperini dell’Udc («C’è una differenza tra essere cittadini e essere amministratori, e oggi qui dobbiamo dare un segnale»). Alla prova del voto sono usciti 31 no, 20 sì e nessuna astensione.
Un fatto «vergognoso e gravissimo» secondo Gasperini, che aggiunge: «Il voto della maggioranza contrario alla nostra mozione che esprimeva solidarietà al Papa e che lo invitava in Campidoglio dimostra purtroppo che ciò che è avvenuto alla Sapienza non è un fatto episodico ma fotografa le lacerazioni interne alla sinistra e le loro derive ideologiche. Dimostra inoltre che la maggioranza di sinistra non è in grado di trovare una posizione neanche sulla solidarietà al Papà e offende la città che si è trovata compatta intorno al Papa. Il consiglio comunale è scappato da una sua precisa responsabilità ed è l’errore più grave che la politica possa fare. Vergogna».