«Il centrosinistra strumentalizza Ratzinger»

Il giornalista si sente attaccato nel volume donato al Pontefice da Pera. Ma nelle pagine per lui ci sono solo elogi

Massimiliano Scafi

da Roma

Avanti, c’è posto. C’è sicuramente quello lasciato vuoto da Silvio Berlusconi, che ha rinunciato alla passerella in Vaticano insieme ai leader popolari europei. «Vorrà dire che sarà il Papa a venire da lui». Gianfranco Fini scherza, ma potrebbe essere proprio lui in qualche modo a sostituire il Cavaliere: il ministro degli Esteri è stato infatti invitato a un’udienza con il Pontefice, in occasione della veglia mariana di sabato 11 marzo organizzata dalla pastorale universitaria romana. Da Benedetto XVI, insieme a migliaia di studenti, Fini sarà sistemato accanto al sindaco Walter Veltroni. Se nel frattempo anche loro due non decideranno di dare forfait.
Pure il presidente di An potrebbe avere dunque la sua foto di gruppo con il Papa: in questo caso sorpasserebbe, proprio all’ultima curva, i 267 popolari europei che entreranno nelle mura leonine alla fine del mese, a dieci giorni dal voto. L’invito, esteso a Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella, cioè ai leader dei tre partiti italiani iscritti al Ppe, è da un paio di giorni al centro di tante critiche, che Fini «non capisce». «E dov’è lo scandalo? - si chiede - L’incontro avviene infatti nell’ambito di un’udienza che il Santo Padre concederà a diversi leader europei a congresso. Eppure c’è stato qualcuno tra i sostenitori di Romano Prodi che ha gridato allo scandalo, che ha avuto la faccia tosta di affermare che la Cdl voleva coinvolgere il Papa nella campagna elettorale. Se il centrosinistra fa polemica su questo, significa che è veramente alla disperazione».
Il Cavaliere si fa da parte e Marco Follini, l’ex nemico interno, approva la scelta del premier: «È un gesto di rara sensibilità, che apprezzo». Ma la bagarre non si placa. «Da parte nostra nessuna strumentalizzazione», sostiene Antonio Tajani, capogruppo di Forza Italia a Strasburgo e vicepresidente del Ppe. «Il partito popolare - dice - cioè la principale famiglia politica europea, aveva fissato a Roma il suo congresso per celebrare i suoi trent’anni di vita molto prima che si conoscesse la data delle elezioni. In questi casi è una consuetudine andare a rendere omaggio al Pontefice. Rinunciare noi italiani all’udienza? Vedremo. Siamo deputati europei del Ppe, ne facciamo parte a pieno titolo, non si può pensare di escluderci».
Lorenzo Cesa parla di «grande nervosismo» dell’Unione e di «tentativo di strumentalizzazione». «L’incontro - precisa il segretario dell’Udc - non era stato chiesto né da Berlusconi, né da Casini né da Mastella, ma dal gruppo del Ppe. Pertanto le polemiche sorte su questa vicenda sono da un lato irriverenti e dall’altro veramente ridicole». Il Vaticano è in campo? «La Chiesa, come sanno anche i cattolici infanti - risponde Cesa - non ha preferenze politiche e non fa scelte di partito ma parla a tutto il mondo con il suo linguaggio di verità e responsabilità». E ognuno, come dice Gianni Alemanno, è poi libero di ascoltare o no i suoi richiami. «In entrambi gli schieramenti - spiega il ministro per le Politiche agricole - c’è attenzione al messaggio della Chiesa e non vedo dove sia lo scandalo. La Santa Sede lancia legittimamente i suoi avvertimenti, poi sta ai politici seguirli o no».
E per Rocco Buttiglione si tratta di critiche «provinciali e cristianofobiche». «A sentire certi esponenti della sinistra - insiste il ministro per i Beni culturali - il Papa si presterebbe a uno spot elettorale a poca distanza dalle elezioni. Nulla di più falso. Il Ppe, il partito che più direttamente si riconosce nella dottrina sociale cristiana, ha chiesto un’udienza al Pontefice. Se non avessero deciso di uscire dai popolari, in Vaticano ci sarebbero stati pure De Mita e Rutelli. Benedetto XVI avrebbe accettato di incontrare gli esponenti del Pse? Non lo sappiamo, nessuno glielo ha mai chiesto».