A Ceppaloni consiglio dei ministri per le nozze del figlio di Mastella

Adalberto Signore

nostro inviato a Ceppaloni (Benevento)
E alla fine il «mastellismo» trionfò. Consacrato, come vuole il rito, in quel di Ceppaloni. Con Pellegrino e Alessia, promessi sposi per la vita, a far da cornice alla summa di quello che per Clemente Mastella non è affatto uno slogan ma uno stile di vita. A volte bistrattato, pure ridicolizzato, ma sempre sentito e cortese, comunque si voglia sincero. Il passaggio, in qualche modo epocale, sancito dal rintocco della campana della piccola chiesa di San Giovanni Battista poco prima delle otto di sera sta tutto qui. Nella sagoma di Piero Fassino che rimira «il bel tramonto» e invita la truppa ad aspettare che gli sposi escano dalla chiesa per il consueto lancio del riso. In Francesco Rutelli che scherza con qualche bambino curioso e gli consegna a futura memoria uno dei ventagli bianchi gentilmente messi a disposizione per resistere al caldo quasi soffocante («ma chi è questo?», si guardano i due incuriositi). Eppoi c’è Massimo D’Alema, a lungo indaffarato al telefonino a poche centinaia di metri dalla chiesa. Con Giuliano Amato e Arturo Parisi, a parlottare durante il piccolo corteo che a fine funzione s’incammina verso villa Mastella per i festeggiamenti che dureranno fine a notte fonda. Alla guida del piccolo Consiglio dei ministri itinerante non poteva mancare Romano Prodi con signora. Anche lui accaldato all’inverosimile se la prima battuta che si concede uscendo è «per il bel fresco». La consacrazione, appunto. Perché da oggi il «mastellismo» entra ufficialmente negli annali della politica italiana. Apprezzato e omaggiato dal gotha del centrosinistra. Che in quel di Ceppaloni non si annoia affatto.
I tempi li detta il rituale, rispettato nel più piccolo dettaglio. Dall’accoglienza degli ospiti, che Clemente e Sandra Mastella eseguono con il calore di sempre, all’arrivo della sposa. Alessia Camilleri, infatti, è in puntuale ritardo, accompagnata da papà Carlo, fedelissimo del ministro della Giustizia da sempre e pronto in ogni momento a spendersi per la causa del partito. L’abito bianco con lungo velo al seguito, interamente fatto a mano, è costato qualcosa come centomila euro. Pellegrino, arrivato con mamma Sandra, l’aspetta in chiesa da mezz’ora e finalmente si può iniziare. Con Mastella che non riesce a nascondere la commozione, Katia Ricciarelli che intona a meraviglia tutti i canti della funzione e Ceppaloni che si stringe stretta e fiera agli sposi. Un calore ricambiato, se fuori dalla piccola chiesetta i Mastella hanno voluto tappeto rosso, venti file di sedie e altoparlanti. Quasi fosse una festa di paese. Con signore imbellettate, tacchi a spillo e cravatte. A mischiarsi con i bambini in ciabatte e i tanti anziani a rimirare estasiati e soddisfatti il giorno in cui Ceppaloni diventò il centro del mondo.
Poi arriva il sospirato «sì» e arrivano gli applausi. Con gli altoparlanti che riportano i ringraziamenti di don Pietro Greco, da sempre padre spirituale della famiglia Mastella. Per Prodi, innanzitutto. Ma anche per Rutelli, Fassino, Parisi e Amato. E, dopo un attimo di pausa, per il «vicesegretario» D’Alema che, si scusa il sacerdote, «non avevo visto». Ceppaloni esulta e accompagna ogni nome con un meritato applauso. Si arriva in corteo fino a villa Mastella, a poche centinaia di metri. Con Rutelli a proporre «qualche bel coro» perché «questo è un corteo nuziale, mica un funerale». Eppoi l’aperitivo, gli antipasti, i brindisi e le foto di rito. Tutto perfetto, tutto organizzato nel più piccolo dettaglio. Dalle mozzarelle di bufala alle ostriche passando per il sushi. Con il Consiglio dei ministri itinerante che si va a piazzare vicino all’ormai celebre piscina a conchiglia, lato fritti. E mangia e discute. Del Pse, con Parisi e Amato che propongono possibili soluzioni per facilitare la strada verso il Partito democratico. Ma pure del rifinanziamento della missione in Afghanistan, con Fassino che comprende «i tormenti di coscienza dei senatori dissidenti». Insomma, da Palazzo Chigi a Ceppaloni. In compagnia di Diego Della Valle, Luigi Abete, Carlo Rossella e Corrado Ferlaino. E di molte first lady, da Flavia Prodi a Anna Serafini e Barbara Palombelli, fino alle signore Amato e Parisi. Che ringrazia con calore Mastella. «Davvero un’ottima cena, complimenti», dice il ministro della Difesa. «Cena? Ma se questo è solo l’antipasto», replica il Guardasigilli. Insomma, il trionfo del «mastellismo».
Adalberto Signore