C'era l'allerta per il possibile gesto di un folle

Che il presidente del consiglio Silvio Berlusconi potesse essere
oggetto di un'aggressione da parte di un folle era la principale
preoccupazione degli uomini dei servizi segreti che si occupano della
sicurezza del premier: e infatti il sistema di protezione del Cavaliere
era già stato rafforzato e portato ai massimi livelli

Milano - Che il presidente del consiglio Silvio Berlusconi potesse essere oggetto di un'aggressione da parte di un folle era la principale preoccupazione degli uomini dei servizi segreti che si occupano della sicurezza del premier: e infatti il sistema di protezione del Cavaliere era già stato rafforzato e portato ai massimi livelli. Ma, proprio come temevano gli esperti, non è stato possibile riuscire ad evitare del tutto l'aggressione. Meno di due mesi fà, il 14 ottobre, era stato proprio il Dis, il dipartimento per le informazioni per la sicurezza a mettere in guardia il premier dalla possibilità che si verificasse un nuovo episodio come quello di piazza Navona, quando uno sconsiderato tirò un cavalletto contro il premier.

Non è escluso, sottolinea l'informativa del Dis, che Berlusconi possa essere "oggetto di contestazioni in occasioni di eventi pubblici non escludendosi anche gesti violenti di mitomani isolati, difficilmente individuabili in sede di azione preventiva". Nell'informativa i servizi segreti ribadivano anche che non c'erano "specifici riscontri" di minacce reali nei confronti del premier ma, appunto, solo il rischio che qualcuno in modo isolato tentasse di colpirlo. Ed è quello che é avvenuto oggi a Milano. Subito dopo l'allarme dei Servizi, il dispositivo di sicurezza del Cavaliere, era stato comunque rafforzato ulteriormente e portato ai massimi livelli. In particolare, secondo quanto si apprende, proprio in occasione del contatto con la folla - come oggi a Milano - il dispositivo prevede due anelli di protezione: uno più stretto, composto da quattro persone e uno, più largo, di cui fanno parte almeno sei persone.

Qualcosa però non avrebbe funzionato visto che Massimo Tartaglia è comunque riuscito a colpire il presidente del consiglio, arrivando quindi praticamente a contatto lui. Che quello di Tartaglia fosse un gesto isolato lo confermano, tra l'altro, le informazioni che gli uomini della Digos hanno raccolto subito dopo averlo fermato. L'uomo risulta essere da almeno una decina di anni in cura al Policlinico di Milano per una forma di disagio psicologico. E inoltre, in piazza, fanno notare fonti investigative, non c'erano gruppi organizzati o rappresentati dei centro sociali, con i quali, peraltro Tartaglia non ha alcun rapporto. Alla Digos su di lui non c'era alcun fascicolo né informazioni di alcun tipo.