C'erano Corso, Bini e Lucescu. E, scusate se è poco, pure io

La partita della vita, scusate se è poco, io l’ho giocata. Dall’altra parte c’erano Corso, Suarez, Bini e Lucescu. Appiano Gentile, data, ora e risultato ininfluenti, quel giorno sono entrato nell’eternità, e l’eternità non ha nulla a che fare con l’ordinario. Dirigenti dell’Inter contro giornalisti, leggende contro cialtroni ma abbastanza tosti. Il nostro ct mi mise sulla fascia, esterno basso si direbbe ora, dieci anni fa si chiamava ancora terzino sinistro. Suarez calciava scalzo, Bini era ancora uno che comandava e Corso, che giocava contro di me, ancora un po’ mi rifila uno scappellotto perché mi ero permesso di fare un colpo di tacco nella mia area. Ma mi era venuto bene. Dovevo marcare Mircea Lucescu che l’ha messa subito sul ridere, io invece gli sono rimasto addossotutta la partita finoaquandoluimifa: «Sono stanco, andiamo a farci una doccia?». Ne aveva avuto abbastanza, sono uscito con lui, non mi andava di umiliarlo.