Cerca la figlioletta nella jungla di Singapore

Francesco Gambaro

«Fino ad oggi le autorità indonesiane in Italia sono state negligenti facilitando la fuga - rapimento di mia figlia. Ora mi auguro che le nostre autorità facciano tutto il possibile perché venga ristabilito il giusto diritto di un padre».
C'è rabbia, ma non rassegnazione, nelle parole di L.B, genovese, papà di Allegra (nome di fantasia), la bimba di 5 mesi fuggita due giorni fa insieme alla mamma grazie a un passaporto, con generalità false, rilasciato dall'ambasciata indonesiana a Roma. Una vicenda (di cui diamo conto nelle pagine nazionali), assurda e con molti lati oscuri che il padre di Allegra prova a ricostruire dalle origini.
La storia d'amore con la ragazza indonesiana conosciuta in Nuova Zelanda, la scoperta della donna di essere incinta, la decisione di tornare in Italia per vivere insieme. A febbraio di quest'anno nasce Allegra. Dopo un mese di vita, ecco i primi problemi.
«Come tutti gli anni dovevo andare in Nuova Zelanda per lavoro - racconta il padre - Linda, la mamma, decide di seguirmi. La bimba rimane per due mesi con i nonni».
La luna di miele dura meno di un amen. Volano parole grosse: «Ti lascio e mi porto via la bambina», minaccia la donna. La coppia trova un accordo stragiudiziale che prevede l'affido esclusivo al papà e il collocamento presso la mamma. Nessuno dei due può espatriare senza il consenso dell'altro.
Appuntamento il 26 luglio davanti al tribunale dei minori di Genova per la ratifica degli impegni presi. Linda non si presenta. È già in volo con la figlia, destinazione Singapore.
«Quando lunedì sono arrivato a casa, Linda e mia figlia erano sparite», racconta l'uomo. Che subito dopo denuncia la sottrazione della figlia ai carabinieri di Genova. Si ricorda, L. B., che tre giorni prima la sua compagna gli aveva presentato un connazionale spacciandolo per funzionario del consolato indonesiano a Genova. «Doveva assistere Linda nella traduzione davanti ai giudici».
L'interprete dai giudici non si presenta. Forse perché sapeva già che la donna non sarebbe venuta, è il sospetto del padre. Sotto accusa finisce anche l'operato dell'ambasciata indonesiana a Roma. «Quando ho chiamato l'ambasciata martedì alle 12.30, mi hanno riferito che Linda era stata qui per denunciare lo smarrimento del passaporto. Si è fatta rilasciare un certificato sostitutivo cambiando le generalità di mia figlia. E ha dichiarato che io non avrei mai riconosciuto la bambina...».
E l'ambasciata? «Ha bevuto tutto il suo racconto» accusa l'uomo. Allegra, infatti, è stata riconosciuta dal papà il 23 febbraio scorso. E ora? «Mi auguro con tutto il cuore che le nostre autorità si diano da fare in tutti i modi per riparare al grave torto che ho subito», è l'appello accorato dell'uomo. Che aggiunge: «Mia figlia non ha fatto alcuna vaccinazione. Sta arrivando in Indonesia senza parere medico».
Rabbia e disperazione anche nelle parole del nonno. «Non credo che Linda abbia agito d'istinto. Penso, invece, che la ragazza abbia studiato a tavolino e nei minimi particolari il suo piano».
Duro il commento alla vicenda dell'avvocato Ada Odino, legale di L. B. «C'è una carenza legislativa evidente sia perché non è prevista nessuna misura cautelare per questo tipo di reato, sia perché il tribunale dei minori non adotta nessun provvedimento se non c'è un concreto pericolo di sottrazione del minore».
A questo punto, dunque, L.B. dovrà studiare ogni possibile soluzione per ritrovare sua figlia, ma l’impresa sarà tutt’altro che facile. Con un nome nuovo e a Singapore sarà come cercare il classico ago nel pagliaio.